Ludovico Albert, Daniele Marini (a cura di)
La valutazione dell'esperienza duale nell'istruzione e formazione professionale
DOI: 10.1401/9788815371225/c1
Nella cultura delle famiglie purtroppo attualmente c’è ancora molto l’idea che il percorso di CFP [20]
sia un percorso di serie B: «non ce l’ho fatta con il percorso scolastico ordinario (bocciature, dispersione scolastica) e allora arrivo al CFP» [...] c’è bisogno di combattere questa cultura e allora l’attività di promozione è fondamentale: facciamo vedere cosa abbiamo fatto negli altri quarti anni, si dedica del tempo alle classi per far loro capire quali sono le possibilità che hanno a disposizione [...] Il problema è che spesso [...] ci si trova a fare un’attività di ri-orientamento invece che di orientamento. Purtroppo, ci si ritrova a intervenire su una situazione già avviata, cioè sul ragazzo con il tarlo nella testa del «non ce l’ho fatta con la scuola e ce la devo rifare perché voglio il riscatto». È una dinamica che capisco, ma non
{p. 71}ci sarebbe stato bisogno ri-orientarlo se fin da subito il ragazzo avesse avuto accesso al percorso senza prima essere passato da una sofferenza a livello scolastico [...] (NE1).
L’attività di orientamento non può essere ancillare, considerata accessoria rispetto all’attività educativa e formativa, e alla strategia di sviluppo dell’IeFP. O ridotta a un’attività di semplice promozione e marketing per attirare allievi all’ente, azione peraltro sulla quale comunque è necessario investire. Va considerato come un asset, un bene di proprietà da sviluppare perché inserito in un progetto di crescita dell’ente, così come in un solo caso è stato possibile rilevare.
Abbiamo un’orientatrice molto esperta che segue i ragazzi e abbiamo fatto anche un progetto con Anpal che ci ha dato altre politiche di orientamento che abbiamo seguito: abbiamo fatto un lavoro con i ragazzi, con le famiglie, e anche con gli attori locali del territorio: servizi sociali, centro per l’impiego, e le scuole [...] era un’attività che non avevamo mai fatto prima e che anche ora ha un impatto molto relativo sul monte ore delle attività che facciamo (SC1).
Comunicazione: se l’attività di orientamento non è così sviluppata, anche la comunicazione non riscuote un’attenzione particolare. Poco meno della metà degli enti interpellati (9 su 20) non sembra perseguire questa iniziativa verso l’utenza o i propri stakeholder sul territorio. Alcuni veicolano informazioni mediante i canali social, piuttosto che affidandosi a un giornalista professionista con cui hanno avviato una collaborazione. Altri ancora (3 casi) realizzano incontri mirati con associazioni di categoria per illustrare il progetto e lo sviluppo del duale. Anche la comunicazione verso l’esterno, quindi, non appare rientrare fra le attività in via di sviluppo, almeno per il momento. Ciò non di meno, l’obiettivo di realizzare una migliore reputazione nell’immaginario collettivo degli enti di formazione professionale, oltre che diffondere la cultura del duale, non può che passare anche attraverso una più consapevole attività di comunicazione.{p. 72}

5.2. «Governance» del sistema della formazione

Nell’opinione dei testimoni privilegiati, non v’è dubbio che l’introduzione del duale abbia dato una spinta all’uscita degli enti di IeFP dai loro confini e a ricercare e strutturare maggiori relazioni sul territorio nel quale operano. Non che tale modalità d’azione non fosse già presente, ma – nell’idea di evoluzione già osservata – l’avvio della sperimentazione ha fornito uno sprone ulteriore.
Le direzioni, su cui questa spinta a creare reti sul territorio si è sviluppata, risultano una volta di più articolate. Per alcuni si è consolidata la relazione con altri enti di formazione che condividono la medesima esperienza. Per altri si sono avviati «tavoli di lavoro» con associazioni di categoria per strutturare maggiormente i rapporti.
L’esperienza del duale ha portato necessariamente la ricerca di collaborazioni nuove e l’apertura verso diversi canali, aspetto molto arricchente: collaborazione con aziende e con imprese nuove. Stiamo intrattenendo e sviluppando dei dialoghi con Confartigianato, CNA, con Confindustria per alcuni settori, con alcuni enti bilaterali. Si stanno strutturando delle governance di sistema (CL1).
Dunque, emerge un movimento da parte degli enti nel cercare di sviluppare relazioni più solide. Tuttavia, la sensazione è che – al netto delle singole storie pregresse e delle diversità territoriali – non siamo ancora in presenza di una sistematicità di azione e di condizione. Si possono contare poche situazioni dove siano presenti forme di vera e propria governance strutturata fra enti culturalmente prossimi oppure come sistema regionale, in particolare in alcune realtà regionali nel Nord del paese.
Abbiamo questo ente che fa un lavoro di rete un po’ per tutti i centri in realtà, ma soprattutto per i centri di formazione professionale di stampo cattolico (salesiani, diocesani ecc.), si chiama AECA e ha anche un ruolo di azione di rete (NE1).
Il sistema a rete è un sistema che già c’è, sugli enti di formazione la FP viene regolamentata da un’ATI, cioè non è che {p. 73}ci siano soggetti sparsi: viene dato conferimento a un’ATI per svolgere l’attività della formazione di FP sul territorio regionale; quindi, l’interlocutore di fatto è unico [...] Era già precedente, non è stato un discrimine il duale (NF1).
Tra organismi di formazione è stata un’occasione di coesione maggiore per mettere insieme i diversi compiti operativi supervisionati da Anpal, creando un tavolo tecnico con la regione, poi abbiamo costruito delle collaborazioni con i consulenti del lavoro e localmente sono state create delle relazioni di collaborazione con alcune associazioni di categoria, anche se non sempre fruttuose (NV1).
Il governo delle reti di relazione e il rapporto col territorio, nella prospettiva del duale, ma non solo, costituiscono anch’essi un elemento imprescindibile nel nuovo contesto in cui gli enti si trovano a operare. A maggior ragione in questa fase contrassegnata dalla diffusione della pandemia, ma lo sarà ancora di più in prospettiva. Si tratta di una consapevolezza che non sfugge agli interlocutori, in particolare fra quanti vivono in realtà regionali dove tali network sono più sfrangiati.
Abbiamo relazioni con i corpi intermedi delle imprese e quindi non direttamente con le imprese. Noi abbiamo relazioni con Unindustria, con delle imprese direttamente, con organizzazioni che si occupano di agricoltura come la CIA, con Confesercenti per quanto riguarda la parte di estetica, parrucchieri [...] È fondamentale avere questo tipo di relazioni, altrimenti non sarebbe possibile realizzare attività di formazione professionale [...] bisognerebbe investire di più, perché, se continuiamo a essere a rimorchio solo degli enti pubblici, l’Italia sarà sempre più diseguale [...] Il sistema duale ha in qualche modo anche costretto questa rete di relazioni, ove non fosse stata presente. Ha cercato di eliminare delle possibili pigrizie dei centri di formazione, che in qualche modo potevano dare delle risposte standardizzate e poco legate alle esigenze delle imprese (SC2).
Abbiamo sviluppato una serie di relazioni istituzionali con i servizi sociali del comune molto forti [...] col centro dell’impiego [...] abbiamo garantito anche qualche inserimento lavorativo dei familiari delle ragazze [...] con le scuole: da questo progetto di IeFP sono nati due progetti che stiamo facendo con Fondazione {p. 74}Con i Bambini [...] con le organizzazioni sindacali [...] con la municipalità, con la regione, col comune [...] Questo progetto è stato un progetto-emblema del territorio, anche perché questo è un progetto di legalità, in cui abbiamo insegnato alle ragazze che hanno una dignità. C’è una dignità della donna, della persona che non può essere mortificata: tutte loro venivano da situazioni difficili, nessun genitore che lavorava in maniera legale, per cui tutto questo era un discorso per la dignità loro di donne. Io ci ho tenuto molto a questo (SC1).
Di più, qualcuno si spinge a prospettare – analogamente a quanto accade nelle esperienze nordeuropee più avanzate – la possibilità di costruire sui territori veri e propri «ecosistemi formativi», ovvero aree circoscritte al cui interno convivono e collaborano scuola, imprese e istituzioni, in grado di costruire progettualità congiunte e realizzare sinergie.
In Finlandia i loro centri di formazione professionale sono veri e propri distretti professionali, fanno produzione reale di servizi e di prodotti. In tutti i loro centri c’è un ristorante aperto al pubblico, perché è normale averlo in un centro di formazione professionale dove i ragazzi ci lavorano (DP2).

5.3. Identità e finalità dell’ente

Come già sottolineato, l’attività degli enti non si ferma alla soglia dell’acquisizione del titolo di studio o della certificazione, ma si prolunga nell’inserimento lavorativo e anche nell’orientamento professionale. In buona misura, gli enti di IeFP oltre all’attività di formazione, diventano «accompagnatori» oltre la formazione, nell’inserimento lavorativo degli/lle allievi/e. Al punto che l’obiettivo ultimo non trova compimento nell’esame finale e nell’acquisizione di una qualifica o diploma, quanto riuscire a inserire gli/le allievi/e positivamente nel mercato del lavoro.
L’idea che noi abbiamo, anche con il sistema duale, è che la finalità ultima sia l’inserimento all’interno del mondo lavorativo, non l’esame finale (NL2).{p. 75}
Un percorso del genere si misura sull’inclusione socio-lavorativa (SC1).
Questa cifra complementare degli enti di IeFP, ovvero essere anche soggetti che facilitano l’incontro fra domanda e offerta di lavoro, trova gli enti in condizioni differenziate sul piano operativo.
Alcune stanno progettando di realizzare il servizio di accompagnamento e intermediazione formando del personale da dedicare, aprendo sportelli dedicati, gemmando nuove attività imprenditoriali o appoggiandosi alla rete delle agenzie per il lavoro presenti sul territorio, in particolare nelle aree del Mezzogiorno del paese. Per questo noi stiamo mettendo in piedi una cooperativa sociale (SC1).
Abbiamo creato una APS, ovvero un dipartimento del nostro centro accreditata per i servizi al lavoro con cui attiviamo tirocini formativi [...] Anche il collocamento è un aspetto importante su cui noi stiamo lavorando (SM1).
Tra gli stakeholder importanti ci sono le APL, perché l’interazione più regolare con le APL che condividono la nostra mission ci permette di realizzare dei servizi che in altro modo non si potrebbero realizzare (SC2).
Per altre realtà – in particolare nel Centro-Nord del paese, anche se non in modo esclusivo – quest’ambito di iniziativa non costituisce, invece, una novità assoluta, anzi l’introduzione del duale s’innesta e formalizza una strategia che per taluni era già stata avviata tempo addietro e, in alcuni casi, già strutturata, il cui obiettivo cardine è sempre facilitare l’ingresso delle giovani generazioni nel mondo del lavoro.
Noi siamo anche accreditati come agenzia per il lavoro, perché quando abbiamo formato una persona poi in fondo ci mancava l’ultimo tassello, cioè l’incrocio domanda-offerta lavorativa (CT1).
Abbiamo, sia come AECA sia come CNOS-FAP, un ufficio dedicato al collocamento lavorativo, quindi avvia anche tirocini (NE1).
Operiamo già come agenzia del lavoro perché da anni [...] abbiamo strutture che si chiamano SAL (Sportello al lavoro) e
{p. 76}ogni scuola ha un proprio sportello. Noi abbiamo uno sportello dedicato, con un programma specifico. Difatti, noi siamo agenzia intermediaria perché abbiamo anche l’abilitazione e i nostri allievi o le aziende che si iscrivono vengono abbinati (NV2).
Note
[20] CFP è l’acronimo di Centro di Formazione Professionale.