Ludovico Albert, Daniele Marini (a cura di)
La valutazione dell'esperienza duale nell'istruzione e formazione professionale
DOI: 10.1401/9788815371225/c4

Capitolo quarto Costruire una solida alleanza con il territorio
di Cristiana Poggio e Marco Muzzarelli

Notizie Autori
Cristiana Poggio è vicepresidente di Piazza dei Mestieri.
Notizie Autori
Marco Muzzarelli è direttore nazionale della Fondazione Engim.
Abstract
Gli enti IeFP risultano essere oggi decisivi nel contrasto agli effetti negativi nell’ambito dell’istruzione e del lavoro di cui è stata responsabile la crisi pandemica da Covid-19, e questo perché sono potenzialmente in grado di offrire nuove prospettive ottimistiche special modo per ciò che riguarda la marginalizzazione sociale, la dispersione scolastica e la disoccupazione. Mediante un approfondimento dedicato alle varie configurazioni che il sistema duale può assumere, in questo capitolo si pone particolare attenzione alle nuove metodologie e alle nuove offerte formative in grado di fornire competenze professionali richieste dalle aziende e, in tal modo, di creare legami solidi con le imprese.
Nello scenario attuale in cui le competenze diventano presto obsolete, i mestieri cambiano per la necessità di rimanere al passo con le transizioni green e digitali in corso, quale compito può assolvere il sistema della formazione professionale per garantire nel nostro paese la massima occupabilità di giovani e adulti?
La formazione necessita di una nuova lettura e interpretazione che le riconosca il valore di strumento di welfare per tutto l’arco della vita degli individui, anche perché diventi possibile l’offerta di azioni di inclusione sociale che garantiscano a chiunque di essere sempre nel mondo del lavoro, al di là dell’età anagrafica.
L’esperienza maturata negli ultimi anni da molti enti di formazione professionale porta ad affermare con certezza che l’acquisizione delle competenze richieste dalle imprese ai lavoratori per transitare agevolmente dalla formazione al lavoro, e da un’occupazione all’altra, può essere favorita da un approccio work based learning, ossia di apprendimento in contesto lavorativo.

1. Alleanza formazione imprese

In questi ultimi mesi di grandi cambiamenti a seguito della pandemia, il sistema di Istruzione e Formazione Professionale si è confermato come decisivo anche per la sua capacità di contenere (in molti casi di evitare) la dispersione e la marginalizzazione sociale di un’ampia platea di ragazzi. Innanzitutto, perché nei centri di formazione professionale è sempre stato molto chiaro che la formazione e l’istruzione {p. 142}non possono che essere un fatto di educazione e che questa non può che svilupparsi dentro un’esperienza di concretezza, che passa soprattutto attraverso il lavoro. Configurandosi, quindi, come un’«educazione al lavoro» attraverso un’esperienza resa possibile da un rapporto: con i giovani che si intercettano, ma anche con chi opera in tutto il sistema sociale e produttivo di un territorio. Solo dentro un rapporto, infatti, si incontrano bisogni emergenti (e non) e si possono affinare modelli efficaci, si rompe l’autoreferenzialità e si colgono gli elementi della realtà, per leggerla, individuarne le tendenze e gli spunti di cambiamento.
In linea con tutto ciò, il sistema duale introdotto nel nostro sistema educativo da qualche anno ha permesso lo sviluppo di alcune buone prassi e nello stesso tempo sta facendo intravvedere nuove prospettive evolutive per la formazione professionale che, rispondendo in questo anche alle raccomandazioni poste dalla Commissione europea, si configura sempre più come una forma di welfare in grado di accompagnare le persone lungo tutto l’arco della vita, nel contesto di variazioni rapide e continue del mercato del lavoro. L’esperienza del duale, unitamente alla pandemia che ha travolto un paese già in difficoltà e senza la percezione diffusa del valore della formazione, ha condotto così gli enti di formazione professionale a riconsiderare complessivamente contenuto e metodi della propria offerta, soprattutto le modalità attraverso cui può declinarsi un’attenzione e una presa in carico educativa della persona.
È emersa con chiarezza innanzitutto la necessità di costruire ampie alleanze per accompagnare e sostenere i giovani nella sfida dell’inserimento lavorativo. Per formare «mani intelligenti» e cittadini del futuro occorre infatti non essere soli e autoreferenziali; occorre intessere stabili legami proprio con le imprese in cui i giovani saranno accompagnati e che dovranno essere considerate in modo esplicito beneficiarie dell’azione formativa. Le forme di queste alleanze sono in parte già acquisite e in parte in via di definizione. Ci preme evidenziarne qui alcuni tratti e alcune caratteristiche imprescindibili.{p. 143}
1. Il primo aspetto qualificante riguarda il nesso con il lavoro.
• Scuola e lavoro non devono essere vissuti come due momenti sequenziali – prima l’aula e dopo lo stage, prima il corso e dopo l’inserimento lavorativo – devono coesistere e integrarsi completandosi vicendevolmente, dando vita a una continua, feconda alternanza di contesti e modalità di apprendimento.
• L’impegno lavorativo deve essere il più possibile reale e non simulato: solo se effettivo e «invasivo», l’apprendimento in contesto lavorativo può aiutare il giovane a scoprire la bellezza di una costruzione del proprio percorso di crescita sia sul piano umano che professionale.
• Le modalità attraverso cui si realizza il nesso con il lavoro e si valorizza la sua valenza formativa sono molteplici. L’alveo principale è quello dell’alternanza (d.lgs. n. 77/2005), in cui si collocano le diverse forme di tirocinio e stage. Nell’ambito dei percorsi di IeFP si documentano comunque già anche numerose esperienze più avanzate, come quelle legate all’impresa formativa (non simulata). Esse si costituiscono come un contesto di formazione dove la pressione tipica del lavoro viene «alleggerita», ma non annullata, per lasciare spazio allo sviluppo «a tutto tondo» delle diverse dimensioni di competenza della persona. Le soluzioni di IF sono e possono essere diverse, con attivazione di un processo interno all’ente o in un’azienda esterna, con produzione su commessa o altro; si tratta in ogni caso di individuarne gli elementi caratterizzanti e innovativi (di «modello»), di valorizzarle e supportarle affinché diventino una stabile opportunità di apprendimento.
• L’altra corsia preferenziale è quella dell’apprendistato formativo. Si deve sicuramente percorrere la strada di un suo potenziamento. L’apprendistato formativo contribuisce a ridurre i lunghissimi tempi di transizione tra sistema educativo e lavorativo e può diventare un modello di formazione aperto a tutte le età, estendibile cioè anche a percorsi per adulti che prevedono una qualifica o un titolo di formazione superiore.
2. Il secondo – non in ordine di importanza, ma con{p. 144}testuale al primo – riguarda le dimensioni di contenuto e «temporali» della formazione.
• Il processo formativo non può più essere limitato e strettamente ricondotto a una fascia di età anagrafica, ma si sviluppa lungo tutto l’arco della vita. Pur rivolgendosi a un target ben preciso come quello del Diritto e Dovere di Istruzione e Formazione (DDIF) fino ai 18 anni di età, i percorsi di IeFP non possono che rimanere aperti, per così dire in modo osmotico, senza barriere rigide, anche a un target di popolazione adulta, sia per permettere il completamento di quanto avviato nel periodo precedente, sia per arricchire e aggiornare il bagaglio di competenze acquisito. I confini con la formazione continua, da questo punto di vista, diventano più fluidi. Al centro sta infatti il percorso (originale) della persona, non più le forme predefinite in cui deve via via collocarsi.
• In quest’ottica risulta determinante anche la possibilità di prevedere l’allungamento della filiera formativa e di poter accompagnare i giovani fino all’inserimento nei percorsi ITS. I percorsi di istruzione tecnica superiore sono oggi tra i percorsi formativi attualmente «sotto i riflettori», poiché, grazie alle straordinarie performance di inserimento lavorativo e di risposta sollecita ai bisogni delle imprese, rappresentano una priorità per il Recovery Plan.
• Rispondere alle esigenze delle imprese deve contestualmente favorire l’estendersi della formazione duale anche al sistema della formazione continua, sviluppando una rete per il reskilling e l’upskilling di competenze per gli adulti che a causa delle rapide variazioni del mercato del lavoro possono trovarsi frequentemente nella condizione di cercare lavoro e di doversi riqualificare molto rapidamente.
• Appare inoltre ormai ineludibile che gli enti assumano la fisionomia di «luoghi» formativi in cui i giovani siano accompagnati sì al lavoro, ma contestualmente alla scoperta dei propri talenti e allo sviluppo e potenziamento di quelle dimensioni personali (le cosiddette soft o social emotional skills) che risultano sempre più decisive per orientarsi in un mondo lavorativo in rapidissima evoluzione e per adeguarsi ai cambiamenti.{p. 145}
3. Il terzo: un nuovo modello organizzativo, più flessibile e ripensato nei servizi.
• In ogni caso, o perché diventa anche un luogo di lavoro e di produzione, o perché vi si connette strutturalmente l’attività formativa, gli enti devono avere la possibilità di svincolarsi dagli orari standard di lezione e di articolare i periodi e i gruppi di apprendimento in funzione delle esigenze di lavoro/formazione (con rotazioni, per fasi ecc.); il gruppo classe o il laboratorio non sono più l’unico riferimento e luogo della formazione; anche l’orario non deve essere rigidamente predefinito.
• Va inoltre valorizzata nelle regolamentazioni regionali la flessibilità di presidiare filiere diverse, per consentire agli enti di spostarsi su settori diversi, per seguire le necessità lavorative e per adeguare velocemente l’offerta formativa e uscire dal rigido paradigma del «catalogo corsi».
• Parimenti decisivo risulta il tema dei «servizi non-formativi», quali ad esempio il servizio dei Job Center che accompagna i giovani nell’inserimento lavorativo a fine corso, evitando così una dispersione in uscita e non vanificando le risorse impegnate nella formazione; oppure servizi di consulenza alle aziende, relativamente alla contrattualistica del lavoro, in particolare sul versante del contratto di apprendistato e dei tirocini, troppo spesso sconosciuti ai consulenti del lavoro.
• Nella prospettiva di formazione di tutte le dimensioni della persona, i docenti e i tutor dovranno porsi accanto ai giovani quasi come «consulenti di apprendimento e cambiamento», affascinandoli sempre con la loro professionalità e sete di sapere. Ne risulta quindi riconfigurata la loro fisionomia, con competenze adeguate anche dal punto di vista educativo, oltre che sul piano tecnico.
4. Il quarto: un modello più leggero di certificazione.
• Un sistema di offerta più flessibile, come sopra tratteggiato, non può che adottare un’ottica e soluzioni di certificazione di micro-competenze in grado di costruire percorsi formativi tailor made sulla base delle caratteristiche del discente e del mercato del lavoro.
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