Ludovico Albert, Daniele Marini (a cura di)
La valutazione dell'esperienza duale nell'istruzione e formazione professionale
DOI: 10.1401/9788815371225/c1
Dall’altro lato, in diverse realtà regionali del Centro e del Mezzogiorno la situazione risulta bloccata o, al più, ancora ai primi passi e con difficoltà ad assumere la logica del duale. Sostanzialmente risulta assente un vero e proprio
{p. 61}sistema di IeFP regionale, nonostante le attese e le spinte che gli stessi enti stanno realizzando nei confronti delle rispettive regioni.
Domanda di riserva...? Mentre il tessuto produttivo ci chiede un adeguamento veloce e immediato, noi abbiamo a che fare con delle istituzioni che sono «secolari», forse [...]. Noi ci siamo trovati anche nei periodi di pandemia, quando abbiamo chiesto di trasformare alcune ore di stage in project-working, ad avere delle non autorizzazioni a procedere perché comunque non sono variate le linee guida in questo periodo, e quindi chi si assume la responsabilità? Un funzionario? Ce l’assumiamo noi. E noi, in periodo di pandemia, in piena zona rossa, stiamo facendo realizzare delle attività di alternanza a degli allievi con il «patema» che abbiamo, ma non abbiamo altre possibilità (SC2).
Anche se abbiamo dovuto chiedere insistentemente alla regione di equiparare, come è previsto dalla normativa, gli enti di IeFP alle scuole medie superiori (CT1).
La regione dice «fate pure questa attività, ma preparate documentazione opportuna che giustifichi tutte le ore che voi non avete fatto in aula per poter seguire gli allievi in apprendistato di primo livello». Quasi come per dire «lo sappiamo che quelle ore non le fai, e pertanto giustificaci il fatto che tu non le stai facendo» (DP2).
Oltre i divari regionali, si ripresenta un problema antico che accomuna la maggioranza dei testimoni privilegiati ascoltati che pongono al primo posto la vexata quaestio della pubblica amministrazione italiana: l’eccesso di burocrazia, la farraginosità delle procedure. Da qui, la (non nuova) richiesta di snellimento e semplificazione. Col paradosso che neppure le procedure informatizzate attraverso i portali – là dove sono presenti – semplifica i problemi, perché sono progettati in modo rigido rispetto alla variabilità delle esperienze e delle situazioni, a maggior ragione durante la fase della diffusione della pandemia che ha rivoluzionato tutti i programmi formativi.
Il problema grosso che abbiamo è il portale che dobbiamo utilizzare per la partecipazione al bando, la regione obbliga a utilizzare un portale che non è adatto per la complessità che {p. 62}l’esperienza duale comporta [...] I diversi portali che dobbiamo utilizzare non rispondono all’esigenza di personalizzazione che invece caratterizza i percorsi duali, dobbiamo piegare lo strumento al bisogno specifico (NV1).
Ma c’è un secondo ordine di problemi legato alla tempistica dell’emissione dei bandi e la progettazione formativa che accomuna gran parte degli enti di tutto lo Stivale. Si tratta di un’asincronia, di una mancata attenzione ai tempi necessari per gli enti di organizzarsi in modo adeguato, di una scarsa programmazione istituzionale che penalizza gli enti di IeFP.
Il problema principale che abbiamo con la regione è che i bandi escono sempre molto tardi rispetto alla possibilità di progettare e rispetto alla selezione degli allievi: ad esempio il bando per il quarto anno esce alla fine di luglio. Questo è un grande problema per la scuola perché abbiamo un alto numero di studenti che richiedono di partecipare al quarto anno, questo vuol dire che noi dovremmo avere già una selezione degli allievi nel mese di giugno. Poi, essendo un bando pubblico non abbiamo la certezza che il nostro progetto venga approvato e questo ci porta ad avere un conflitto con le famiglie che vorrebbero avere sicurezza per i propri figli (NV2).
Le IeFP [17]
vengono approvate troppo tardi, cioè vengono lanciate a luglio-agosto, abbiamo 90 giorni per l’approvazione, però vengono approvate sempre a gennaio-febbraio, quando la possibilità di fare orientamento nelle scuole medie inferiori e l’iscrizione è scaduta [...]. Finché i percorsi burocratici di approvazione degli enti di IeFP non si allineano con la scuola, allora avremo che l’IeFP sarà sempre una formazione di secondo livello, lasciata un po’ così, al caso (CT1).
Qui un aspetto molto problematico sono i tempi, non siamo allineati con l’anno scolastico. Poi, la mancanza di una programmazione a lungo termine, per cui ogni anno è un nuovo anno, non abbiamo idea se i percorsi iniziano o no... (SM2).{p. 63}
In che misura gli enti stanno utilizzando strumenti o iniziative alternative al fine di dare una maggiore efficacia all’azione di inserimento lavorativo? Sotto questo profilo meno della metà degli interpellati (8 casi su 20) utilizza altre fonti di finanziamento e quasi tutte derivanti da Garanzia Giovani, programma dell’Unione europea volto a fronteggiare le difficoltà di inserimento lavorativo e la disoccupazione giovanile (15-29 anni) in quei paesi con un tasso di disoccupazione superiore al 25%, programma gestito dall’Anpal. Solo in pochi casi emergono altre tipologie di iniziative volte a costruire progettualità con altri attori locali.
Abbiamo fatto una specie di convenzione, di accordo con la Cisl, con lo sportello lavoro [...]. Abbiamo progettato e stiamo realizzando un progetto che si chiama «Sintetizzare l’apprendistato», che è un progetto che va a formare gli operatori delle agenzie formative delle scuole medie superiori sull’apprendistato di primo livello (CT1).
Ciò non di meno, anche fra chi utilizza differenti strumenti e iniziative si registra un malessere dovuto alla complessità e alla scarsa rispondenza da parte delle istituzioni preposte fra le misure annunciate e, poi, le operatività.
Siamo di fronte, davvero, a dei sistemi non gestibili: conosciamo tutto questo (assegni di collocamento ecc.), conosciamo tutte le misure [...] Tra l’altro, blaterando sui giornali e sui mezzi di comunicazione, i nostri interlocutori istituzionali fanno sì che addirittura ci si osteggi tra gente del Nord e gente del Sud su attività e azioni che non vengono mai attivate [...]. Allora, di azioni e di misure annunciate ce ne sono tante. Vogliamo parlare delle decontribuzioni? Misure che esistono, vengono annunciate e poi non vengono attivate, soprattutto le misure che dovrebbero anche aiutare l’occupazione giovanile. È un po’ triste perché vengono attivate e non ci sono i fondi a disposizione, vengono attivate, ma non c’è la normativa Inps di accompagnamento (SC2).
Come purtroppo spesso accade nel nostro paese, a fronte di progetti e interventi utili e lungimiranti, non segue successivamente una declinazione che dia operatività concreta. Lasciando tutto scritto sulla carta, e di conseguenza gene{p. 64}rando malessere e disillusione sulle capacità delle istituzioni di funzionare adeguatamente.
Al punto che chiedendo agli interpellati di indicare quali procedure sarebbe utile migliorare nella relazione con le istituzioni, l’elemento corale che emerge è quello dello snellimento burocratico. La lentezza delle procedure, la rigidità dell’applicazione delle normative e l’assenza di una programmazione costituiscono i tre elementi cardine del cahiers de doléances stilato dai testimoni privilegiati.
Per le procedure regionali, quando mandi un corso privato al riconoscimento ci vogliono tre mesi, è tutto troppo lento per quelle che sono le esigenze delle imprese (NL3).
Ci vuole l’elasticità mentale da parte della regione di capire che a volte scattano delle dinamiche in cui per forza ti trovi a dover sostituire l’azienda perché magari quelle condizioni che c’erano quando abbiamo presentato il corso sono venute meno [...]. Ci sono alcune cose a livello di struttura che sono molto rigide, manca questa elasticità dal punto di vista burocratico, che va a complicare le cose (NE1).
Quello che veramente ci mette in difficoltà è la relazione con i funzionari regionali, perché a volte ci sono delle rigidità e delle formalità troppo disumane: cioè la burocrazia non ha più il suo significato primario e dovuto, quindi di tutela del cittadino – minore o maggiorenne – ma diventa una sorta di discrasia, diventa disfunzionale, perché ci sono delle persone che la interpretano in maniera aggressiva, non per aiutare il cittadino, ma per porre dei paletti e basta. Però questo è un fattore umano, non è un fattore della burocrazia in sé (CT1).
Quest’ultima testimonianza mette in evidenza l’aspetto discrezionale presente negli apparati burocratici, frutto anche della farraginosità e complessità delle norme che, alla fine, produce un’aleatorietà interpretativa [18]
. Se poi aggiungiamo una rigidità applicativa derivante dal timore dei funzionari di incappare in sanzioni per procedure errate, possiamo com{p. 65}prendere come il rapporto con la pubblica amministrazione risulti molto complicato e ancor più difficile quando ci si trovi di fronte a iniziative innovative – come il duale – che scardinano gli schemi consolidati.

4.5. La risposta degli studenti

Come hanno reagito gli/le studenti/esse che hanno sperimentato l’innovazione del duale? Sono rimasti soddisfatti o meno dell’esperienza? La risposta a queste domande è sostanzialmente unanime da parte degli intervistati. La grande maggioranza dei/lle giovani esprime giudizi lusinghieri perché la modalità formativa duale consente loro di sperimentarsi e attivarsi concretamente. Le stesse famiglie, coinvolte nel processo, esprimono valutazioni molto positive sull’esperienza, confermando la bontà dell’intuizione. Per i/le giovani è, in buona misura, una sfida con loro stessi. E, forse, anche un modo per trovare un’occasione di riscatto sociale, rispetto a percorsi formativi precedenti non del tutto positivi.
Gli studenti sono molto contenti, desiderosi, entusiasti di potersi sperimentare con il mondo del lavoro. Hanno questa voglia di mettersi in gioco, aspettano proprio il momento di andare in azienda, per potersi confrontare con un mondo diverso, con degli adulti, dei professionisti. Poi magari tornano indietro alla fine di questa esperienza un po’ preoccupati perché il mondo del lavoro non è quello che si aspettavano (NP1).
Oltre il 90% rifarebbe l’esperienza del sistema duale, una parte non si è espressa e il 2% che si è espresso negativamente erano ragazzi che hanno avuto problemi particolari nel mondo del lavoro, hanno riscontrato difficoltà oggettive con le aziende (NV2).
Hanno la possibilità di realizzare un «bagno di realtà» che li aiuta a orientarsi e districarsi nel mondo del lavoro. E su cui investono anche emotivamente. Al punto che, poi, se dall’esperienza formativa non ne consegue un vero e proprio sbocco lavorativo, rimangono un po’ delusi.
{p. 66}
Note
[17] Gli avvisi per la presentazione e l’approvazione dei percorsi di IeFP.
[18] Per un approfondimento su questi aspetti, rinviamo a D. Marini (a cura di), Alleati per competere. I rapporti fra imprese e Pubblica Amministrazione, Treviso, Canova Edizioni, 2015.