Andrea M. Maccarini (a cura di)
L'educazione socio-emotiva
DOI: 10.1401/9788815370327/c2
Questo risultato può apparire strano o prestarsi a una valutazione negativa: le SES non manifestano nessun cambiamento? In effetti, si tratta di un esito abbastanza comune in vari contesti socio-culturali [si veda per esempio Seider 2012], specialmente quando l’attenzione si focalizza su contesti scolastici e non su singoli programmi educativi ad hoc. Ciò evidentemente pone domande non banali e stimola ulteriori ricerche, anche circa l’efficacia dei programmi SEL, laddove esistano, oltre che sull’effetto della scolarizzazione più in generale. Non impedisce comunque di esaminare i possibili predittori di livelli più elevati di SES, come vedremo nei prossimi capitoli, in base ai quali si differenziano sottogruppi diversi del nostro campione. Infine, un’ulteriore considerazione permette di porre l’attenzione sul ruolo che la variabile temporale può giocare nel processo di apprendimento, o potenziamento, delle SES. In particolare, lo sviluppo sociale ed emotivo dei bambini avviene in una molteplicità di contesti tra cui la famiglia, la scuola e la comunità (e risente delle reciproche intersezioni e interferenze tra ambienti), ma l’importanza delle SES può variare a seconda della fase di vita del bambino e del tipo di skill, nonché il loro accrescimento può richiedere un tempo {p. 80}più o meno lungo. Questo significa che l’arco temporale di un intero anno scolastico potrebbe non essere sempre sufficiente ai fini dell’incremento dei livelli di certe SES, in particolar modo durante la pandemia, in cui i programmi educativi scolastici e la socialità legata alla frequentazione della scuola non possono esplicarsi a causa della condizione di lockdown che ha caratterizzato il secondo semestre dell’anno scolastico 2019-2020.
Rimane un’ultima considerazione: non dobbiamo scordare che gli alunni intervistati, a livello di sviluppo cognitivo, relazionale, emotivo e rispetto alle necessarie abilità connesse all’interazione sociale e allo svolgimento del métier d’élève, sono prima di tutto bambini. Che cosa intendiamo dire con questo? Le scuole, come ambienti di apprendimento, diversificati per piani di offerta formativa, iniziative extracurricolari e risorse (economiche, di network, di capitale spaziale e patti di comunità, per utilizzare una dicitura nota all’interno dei contesti scolastici), offrono a tutti i loro alunni, indipendentemente da genere, classe sociale ed etnia, un complesso articolato di esperienze e risorse. Tuttavia, la scuola costituisce soltanto una parte, per quanto ampia, del processo di socializzazione, nel quale un ruolo cruciale è in capo alla famiglia, che è evidentemente rilevante per lo sviluppo delle competenze socio-emotive e cognitive delle nuove generazioni. Il benessere complessivo dei bambini passa attraverso una pluralità di esperienze, che prendono forma principalmente tra famiglia e scuola; genitori e insegnanti sono il riferimento per la crescita e lo sviluppo del «bambino tutto intero».
Quello che accade nella scuola primaria ci dice che, anche in presenza o in assenza di specifici interventi a favore dello sviluppo di SES, ampi sono ancora i margini per portare tutti i bambini all’acquisizione di un bagaglio di tali competenze: gli squilibri certamente esistono, ma i correttivi possono agire con successo, e tale correttivo può essere efficacemente messo in campo proprio dalla scuola, a cui viene riconosciuto, anche sotto questo aspetto, un potenziale equitativo. Ne deriva una doppia responsabilità per la scuola primaria: da una parte, essere il primo osser{p. 81}vatorio rispetto al possesso di tali competenze, nella logica conseguente dell’anticipo, dell’intervento precoce e costante; dall’altra, essere l’attore in grado di mettere in campo azioni coordinate a livello istituzionale, e non discrezionale o in relazione alla sensibilità dei singoli dirigenti scolastici, all’insegna della continuità tra cicli di istruzione (specie all’interno degli istituti comprensivi ove tale continuità è più agevole per ragioni organizzative) e della cooperazione tra agenzie di socializzazione. Di tutto questo parleremo nei prossimi capitoli.
Note