Federico Batini (a cura di)
La lettura ad alta voce condivisa
DOI: 10.1401/9788815410238/c1
– l’esposizione intensiva alle storie proposte con il meto
{p. 37}do della lettura ad alta voce condivisa facilita (e potenzia) lo sviluppo delle abilità di base e strumentali per tutte e tutti;
– la conoscenza di un gran numero di storie mette in contatto, in modo forte (sino alla cosiddetta «esperienza vicaria») con esperienze paragonabili, simili, differenti e distanti rispetto alla propria (e di trarne i vantaggi cognitivi e conoscitivi, senza pagarne i prezzi); questo consente di attenuare gli svantaggi che la povertà delle stesse esperienze determina [25]
.
La somma e la sovrapposizione dei due movimenti consente alla lettura ad alta voce di agire con l’equità come prospettiva.
Si tratta di una proposta didattica a pieno titolo che persegue obiettivi di apprendimento trasversali e specifici, interni ed esterni ai curricoli ufficiali e che attraversa i campi disciplinari, una proposta che assume valori, che prevede processi, strumenti e tecniche definiti e aperti al tempo stesso.
In sintesi: attraverso la condivisione della lettura quotidiana, ad alta voce, di storie da parte delle educatrici e degli educatori, delle insegnanti e degli insegnanti (in altri contesti di altri operatori) e attraverso un processo partecipativo in cui storie ed esperienze personali dialogano in modo fecondo, si possono produrre una serie di effetti, ampiamente documentati, relativi ad esempio al linguaggio produttivo e ricettivo, alle abilità di comprensione, alle {p. 38}funzioni cognitive ed esecutive, alle competenze emotive, alle abilità relazionali e alla prosocialità, alla qualità delle relazioni e dei confronti, al clima di gruppo.
Negli anni successivi al 2010, il metodo della lettura ad alta voce condivisa è stato messo alla prova sul campo, attraverso studi e ricerche con strumenti quantitativi e qualitativi, spesso con disegni quasi sperimentali, in numerosi contesti e situazioni confermando la propria efficacia rispetto alle macrodimensioni già richiamate [26]
e integrando ai dati raccolti con strumenti standardizzati i dati qualitativi e percettivi ottenuti coinvolgendo tutti gli attori implicati per legittimare e negoziare le interpretazioni e i significati da attribuire ai dati raccolti.
La costante raccolta di dati ha la funzione oltre che di comprendere gli effetti prodotti dall’utilizzo della lettura ad alta voce, di monitorare i processi di inserimento del metodo nei vari contesti e di restituzione degli stessi a tutti gli attori coinvolti per la loro consapevolezza e motivazione.
Nella tabella 3 vengono quindi presentati alcuni dei principali dati raccolti. La tabella può essere letta in parallelo alla tabella 1.{p. 39}
Tab. 3. Incrementi, significatività statistica, potenza osservata e relazione con i dati qualitativi delle principali dimensioni di effetto indagate del metodo di lettura ad alta voce condivisa
Dimensione e strumento
Campione e numerosità dello stesso
Confronto incrementi (in %)
Significatività e potenza statistica
Conferme qualitative
Scala cognitiva
Bayley III
Età: 0-3
N: 225
RA = 7,4
C = –0,2
Sig. = .003
Observed Power = 0.850
Benefici cognitivi emersi dai diari di bordo: miglioramento dei livelli attentivi, delle capacità mnemoniche, del problem solving, del pensiero critico e riflessivo
Scala del linguaggio
Bayley III
Età: 0-3
N: 225
RA = 8,1
C = 0,4
Sig. = .004
Observed Power = 0.817
Benefici linguistici emersi dai diari di bordo: sviluppo del linguaggio non verbale, riproduzione di suoni e parole, incremento del vocabolario e comprensione del testo
Scala motoria
Bayley III
Età: 0-3
N: 225
RA = 11,7
C = –1,2
Sig. = .000
Observed Power = 0.987
Benefici motori emersi dall’osservazione e dai diari: arricchimento del gioco simbolico e motorio
Indice di sviluppo generale MPR
Età: 0-6
N: 409
RA = 6,8
C = 0,1
Sig. = .000
Observed Power = 0.996
Benefici cognitivi emersi dai diari di bordo: miglioramento dei livelli attentivi, delle capacità mnemoniche, del problem solving, del pensiero critico e riflessivo
Indice cognitivo MPR
Età: 0-6
N: 409
RA = 7,3
C = – 0,6
Sig. = .000
Observed Power = 1
Benefici cognitivi emersi dai diari di bordo: miglioramento dei livelli attentivi, delle capacità mnemoniche, del problem solving, del pensiero critico e riflessivo
Indice fino-motorio MPR
Età: 0-6
N: 409
RA = 6,9
C = 0,8
Sig. = .000
Observed Power = 0.972
Benefici motori emersi dall’osservazione e dai diari: arricchimento del gioco simbolico e motorio
Indice grosso-motorio MPR
Età: 0-6
N: 409
RA = 9,2
C = 1,4
Sig. = .034
Observed Power = 0.964
Benefici motori emersi dall’osservazione e dai diari: arricchimento del gioco simbolico e motorio
Dimensione e strumento
Campione e numerosità dello stesso
Confronto incrementi (in %)
Significatività e potenza statistica
{p. 40}
Conferme qualitative
Scala totale
TEC
Età: 3-6
N: 119
RA = 64,5
C = 10,6
Sig. = .000
Observed Power = 0.952
Benefici emotivo-relazionali emersi dai diari di bordo: miglioramento delle capacità socio-relazionali, empatia e comprensione dell’altro, espressione di sé, creazione di un migliore clima di classe
Scala totale
TOR
Età: 3-6
N: 120
RA = 83,5
C = 9,0
Sig. = .000
Observed Power = 0.982
Benefici linguistici emersi dai diari di bordo e dalle interviste: sviluppo lessicale, aumento della capacità comunicativa, delle abilità di lettura e di comprensione verbale
Comprensione del testo – Prove INVALSI
Scuola primaria
N: 137
RA = 53,4
C = 16,3
Sig. = .021
Observed Power = 0.641
Benefici linguistici emersi dai diari di bordo e dalle interviste: aumento delle competenze linguistiche in generale, arricchimento del vocabolario e delle abilità di comprensione di testi di vario tipo
Comprensione del testo – Prove MT
Scuola secondaria di I grado
N: 195
RA = 9,4
C = –6,6
Sig. = .022
Observed Power = 0.735
Benefici emersi da diari e interviste: arricchimento del vocabolario e delle abilità di comprensione
ICV – WISC IV
Scuola primaria
N: 475
RA = 14,3
C = 6,2
Sig. = .000
Observed Power = 0.995
Benefici linguistici emersi dai diari di bordo: sviluppo lessicale, sviluppo abilità linguistiche produttive e ricettive, sviluppo abilità di lettura e produzione scritta
Dimensione e strumento
Campione e numerosità dello stesso
Confronto incrementi (in %)
Significatività e potenza statistica
{p. 41}
Conferme qualitative
ICV – WISC IV
Scuola secondaria di I grado
N: 328
RA = 5,8
C = 0,6
Sig. = .002
Observed Power = 0.868
Benefici linguistici emersi dai diari di bordo: sviluppo lessicale, aumento della capacità comunicativa, delle abilità di lettura e di comprensione verbale
ICV – WISC IV
Scuola secondaria di II grado
N: 55
RA = 19,0
C = 5,0
Sig. = .003
Observed Power = 0.865
Benefici linguistici emersi dai diari di bordo: sviluppo lessicale, aumento della comprensione e delle abilità di produzione orale e scritta
Scala totale – CAS 2
Scuola primaria
N: 152
RA = 10,2
C = 4,2
Sig. = .000
Observed Power = 0.954
Benefici emersi da interviste e diari: maggiori capacità attentive, maggiori capacità di elaborazione, incremento capacità di problem solving, maggiori capacità mnemoniche
Scala totale – CAS 2
Scuola secondaria di I grado
N: 121
RA = 12,6
C = 6,9
Sig. = .004
Observed Power = 0.835
Benefici emersi da interviste e diari: maggiori capacità attentive, incremento capacità di problem solving, maggiori capacità mnemoniche
 
 
 
 
 
Legenda: RA = gruppi reading aloud, esposti ai training di lettura ad alta voce condivisa; C = gruppi di controllo, gruppi non esposti alla lettura ad alta voce.
Tab. 4. Confronto del posizionamento dei gruppi esposti alla lettura ad alta voce condivisa con il «cut-off» normativo prima e dopo il «training» di lettura
Dimensione e strumento
Campione e numerosità dello stesso
Posizione rispetto al cut-off normativo (ex ante)
Posizione rispetto al cut-off normativo (ex post)
Scala totale – TEC
Età: 3-6
N: 119
RA = –0,61
RA = +0,58
ICV – WISC IV
Scuola primaria
N: 475
RA = +6,35
RA = +19,38
ICV – WISC IV
Scuola secondaria di I grado
N: 328
RA = +3,62
RA = +8,80
ICV – WISC IV
Scuola secondaria di II grado
N: 55
RA = +3,40
RA = +21,00
 
 
 
 
Il metodo della lettura ad alta voce condivisa ha quindi mostrato la propria efficacia su età molto differenti tra loro e su dimensioni di area cognitiva, emotiva, linguistica e della comprensione (variamente articolata e intesa), dell’intelligenza verbale e persino dell’area motoria.
Il confronto di alcuni gruppi coinvolti nella lettura ad alta voce condivisa con il cut off normativo offre uno sguardo ulteriore (tab. 4).

6.1. Le origini della lettura ad alta voce condivisa

La lettura ad alta voce condivisa che qui proponiamo, nasce isolando, all’interno del metodo dell’orientamento narrativo [27]
, la componente di lettura ad alta voce e quella {p. 43}di socializzazione utilizzate abitualmente nelle pratiche di gruppo centrate su una narrazione guida [28]
: lettura ad alta voce condivisa. La sottolineatura della condivisione non è tautologica rispetto all’essere ad alta voce, ma fa riferimento al momento del confronto su ciò che il testo ha detto e significato per ciascuno (come nell’orientamento narrativo e con il medesimo approccio, da parte della conduttrice e del conduttore alla facilitazione di questa pratica).{p. 44}
Il metodo è stato definito, attraverso l’esperienza pluridecennale sul campo di sperimentazione delle pratiche di orientamento narrativo di gruppo e poi della lettura ad alta voce condivisa in contesti educativi, di istruzione, socio-sanitari, professionali e di volontariato e si è giovato del contributo di migliaia di educatrici, educatori, insegnanti, orientatori, operatrici e operatori. Il fecondo dialogo tra ricerca empirica e pratica sul campo, tra letteratura e formalizzazione delle pratiche, mediante esperienze di ricerca-formazione trasformativa integrate ha consentito di identificare le condizioni che rendono la lettura ad alta voce maggiormente efficace. Queste condizioni sono entrate a far parte del metodo.
L’esposizione frequente e protratta alla lettura ad alta voce condivisa produce, come «effetto collaterale», quello di promuovere nei bambini e nei ragazzi, ma anche negli adulti, la lettura autonoma e dunque assicura, in certo modo, almeno la manutenzione se non la crescita delle abilità raggiunte. Anche l’obiettivo di educare alla lettura, allora, richiede di leggere ben oltre l’apprendimento della lettura autonoma e in tutte le situazioni di iniziale, non radicata, ridotta o nessuna abitudine alla lettura autonoma. L’abitudine di credere che occorra (o sia utile) leggere ad alta voce solo nel periodo pre-scolare o durante il primo periodo di «apprendimento della lettura» è tanto radicata quanto profondamente sbagliata [29]
.
La lettura ad alta voce è una didattica con un valore e una forza così rilevante da rendere necessario leggere ad alta voce lungo tutto il percorso scolastico.
Solo sollecitando tutti i bambini e tutte le bambine, {p. 45}indipendentemente dalla loro provenienza, tutti i ragazzi e tutte le ragazze per favorire in loro lo sviluppo di abilità linguistiche, di comprensione, di intelligenza e ragionamento verbale, le competenze emotive, le abilità cognitive di base consentiremo di approfittare davvero, tutti e tutte, dell’esperienza di apprendimento.

7. La metafora della maratona

Gli esseri umani trovano naturale perseverare nelle cose che amano, e in quelle che non amano no, sono fatti così. In questo la volontà avrà certo un suo ruolo, ma nessuno può continuare per molto tempo a fare qualcosa per cui non è portato, nemmeno se possiede una volontà di ferro, nemmeno se per carattere non tollera sconfitte. E anche ammettendo ci riesca, non ne trarrà alcun beneficio.
Murakami [2007; trad. it. 2009, 40-41]
Il percorso di potenziamento con la lettura ad alta voce condivisa di storie, ad opera dell’adulto, per bambine e bambini, ragazze e ragazzi è paragonabile all’allenamento per un’attività sportiva. In ciascuna attività sportiva la costanza e la frequenza del lavoro che facciamo producono i risultati, ma è molto importante anche l’intensità della sessione di allenamento, il tempo che dedichiamo all’allenamento medesimo, la varietà degli esercizi che caratterizzano il nostro allenamento, la gradualità degli stessi, in modo che costituiscano una piccola sfida.
La sfida per essere tale, deve richiedere impegno e il superamento di qualche difficoltà, ma non deve essere al di fuori della portata. In ogni sfida sono importanti anche l’incoraggiamento e la motivazione che derivano dal riuscire, dall’avanzare.
Rimanendo nella metafora spesso, nei contesti educativi e scolastici, chiediamo metaforicamente a bambine e bambini, {p. 46}a ragazze e ragazzi con cui lavoriamo, di avere performance da atleti senza averne curato l’allenamento.
Il sistema educativo e di istruzione eppure, è invece, per definizione, il luogo dell’allenamento, non quello della gara. La scuola è la preparazione. In ogni allenamento si mira a sviluppare la muscolatura, e i fondamentali dello sport per il quale ci si prepara. Non è fondamentale ottenere buone performance, quanto, piuttosto, prepararsi a poterle fare in futuro.
Immaginiamo di imporre corse sulla lunga distanza senza esserci preoccupati che gli atleti abbiano «il fiato e i muscoli» per sostenerle, significherebbe esporli al rischio di infortuni, della non riuscita, del cattivo risultato, della frustrazione, dell’avversione nei confronti della corsa e di chi l’ha proposta.
Una delle corse più dotate di fascino, di origine antichissima, è la maratona. La maratona è una corsa lunga, molto lunga, il suo percorso supera i 42 chilometri. Riuscire a correre una maratona, indipendentemente dal «piazzamento» o che si corra in modo competitivo o meno, offre una sensazione di padronanza, potere e controllo.
Potenzialmente tutte e tutti siamo in grado, con il giusto allenamento, di correre le nostre «maratone», tuttavia la richiesta di correrla quando non si è preparati a farlo produce fallimento, frustrazione, rifiuto.
Il percorso di «allenamento» con la lettura ad alta voce condivisa può essere paragonato alla preparazione alla maratona per chi ancora non sa camminare o per chi non corre (e cammina anche poco) da moltissimo tempo.
La maratona richiede a tutti, anche agli atleti, una lunga preparazione in cui, per prima cosa, si valutano le proprie condizioni di partenza, attraverso camminate prima brevi e poi più lunghe. Camminare non è semplice e può essere necessario provare e riprovare, sapendo che qualche caduta è in programma. Bisogna proporre tratti molto brevi che siano percorribili e che tengano alta la motivazione a provare e provare ancora. Gli itinerari saranno familiari e riconoscibili (se l’ho già fatto posso farlo ancora) ma anche vari e nuovi (sperimentare, conquistare). La fiducia e la soddisfazione {p. 47}sono parte del processo, contribuiscono alla motivazione e allo spingere avanti il piede successivo.
Solo quando la camminata è solida, conquistata con sicurezza, si possono allungare i tratti che si percorrono. La varietà diventa sempre più importante, il problema non è più la stabilità, adesso occorre rafforzare i muscoli. Variando i paesaggi e le distanze avverrà abbastanza velocemente, quasi senza accorgercene se non difetta la costanza, un incremento notevole delle distanze percorse. A questo punto si può lavorare sulla velocità della camminata, alternando camminate più lente a camminate veloci. Nel frattempo si può sperimentare la corsa, per tratti brevi, brevissimi e verificarne l’effetto. Se la corsa produce entusiasmo e non fa incontrare difficoltà eccessive, si può allungarne, molto gradualmente, la durata.
Quando i tratti di corsa di media lunghezza non costituiscono più una fatica si può iniziare la preparazione vera e propria, altrimenti occorre tornare a camminate sempre più lunghe, svolte con regolarità e costanza, senza troppo intervallo tra le une e le altre, magari alternando qualche chilometro di camminata a brevi corse.
Ci sono delle differenze tra soggetti in sviluppo e adulti. Gli adulti possono prepararsi alla maratona in un tempo lungo [30]
ma che può essere definito e programmato.
Per un adulto dopo un paio di mesi, probabilmente, sarà possibile allungare gradualmente il tragitto delle passeggiate per poi, magari dopo un altro mese, provare ad aumentare la frequenza dei passi e ridurre i tempi con i quali si percorre lo stesso tragitto. In questa fase delle camminate e anche nelle prime corse è opportuno avere una serie di itinerari e di percorsi ai quali si ritorna. Questo faciliterà l’osservazione dei progressi. La conoscenza dell’itinerario consentirà di osservarlo con sempre maggiore attenzione {p. 48}ai dettagli e osservare le reazioni dei nostri muscoli, della nostra «spinta» e del nostro «fiato» nei diversi tratti. Al contrario la varietà può costituire una felice variazione e una motivazione. Un buon equilibrio tra le due componenti non è sempre facile da trovare.
Una volta che, sarà necessario qualche mese, abbiamo raggiunto la capacità di percorrere facilmente un percorso piuttosto lungo (oltre i 10 chilometri) a passo veloce, sarà senza dubbio possibile passare alla corsa.
La corsa sarà inizialmente concentrata su distanze molto brevi, poi brevi, precedute e seguite da una passeggiata di riscaldamento e raffreddamento e manterremo questa abitudine per almeno un paio di mesi.
Con sessioni regolari e costanti, intense a sufficienza, le distanze percorse nelle singole sedute possono aumentare. Le sedute di allenamento debbono essere molto frequenti, un’eccessiva distanza tra una corsa e l’altra rischia di far perdere «la memoria» ai muscoli del lavoro svolto.
Quando le distanze che siamo in grado di percorrere si sono allungate molto, si può lavorare sulla velocità con distanze più brevi e ripetizioni, poi si può provare la stessa velocità su distanze maggiori. Si possono alternare allenamenti più intensi ad altri meno, distanze maggiori a distanze minori.
Quando l’allenamento è già avanzato si alterneranno distanze maggiori a distanze minori nelle varie sessioni, così come sessioni più veloci e sessioni più lente. A volte nella stessa sessione si lavora sulla velocità e poi si rallenta per una corsa lunga o per una passeggiata defatigante.
Gli esercizi di riscaldamento e allungamento sono fondamentali in ogni fase della preparazione e non sono qualcosa in più o di diverso, ma fanno parte della sessione di allenamento.
Per un bambino o una bambina, per un ragazzo o una ragazza, occorre rispettare i tempi di maturazione fisica ed emotiva. Una maratona richiede una certa maturazione muscolare, ma anche una preparazione emotiva e psicologica. La preparazione a una maratona può richiedere molti anni, la maratona è un punto di arrivo per un ragazzo o {p. 49}una ragazza la cui preparazione è iniziata quando ha fatto i primi passi.
L’allenamento di preparazione alla maratona, in ogni caso, è un allenamento lungo, in cui la frequenza, la costanza, la progressività sono fondamentali, la varietà degli allenamenti e delle attività preparatorie è fondamentale sia in termini motivazionali sia perché per correre non servono soltanto gambe e fiato, in una corsa così lunga sono coinvolti tutti i gruppi muscolari. Bisogna fare attenzione per evitare che il momento, meraviglioso, in cui saremo pronti a correre una maratona non si trasformi in una cocente delusione. Il rischio di farsi male e di non poter correre più è alto e «convincere» i propri muscoli che possiedono la capacità di sopportare uno stress così prolungato, richiede del tempo.
Una cosa particolare nell’allenamento alla maratona, tuttavia, è che, generalmente, non si corre mai l’intera distanza. Proviamo a introdurci, con questa metafora in mente, al metodo della lettura ad alta voce condivisa.

8. Un’ora di lettura ad alta voce condivisa?

L’ora di lettura ad alta voce è il tempo che si dedica, in ogni classe e in ogni sezione, o in altro tipo di gruppo, all’ascolto di romanzi o racconti, letti dall’educatore, dall’educatrice, dagli insegnanti, dai formatori, dagli operatori. Integrata a quest’attività c’è la possibilità e l’incoraggiamento per bambini e bambine, ragazze e ragazzi, adulti o anziani (secondo la composizione del gruppo e il contesto) di esprimersi riguardo a ciò che viene letto e al confronto che ne risulta. La lettura viene effettuata sempre dall’adulto che ha funzioni educative, di insegnamento, di conduzione del gruppo per qualsiasi motivo. A scuola legge l’insegnante, anche nella scuola secondaria di II grado [Batini 2022, 32]. Non ci sono eccezioni, non si deve cedere alla tentazione di far leggere i bambini o i ragazzi con cui lavoriamo se «sono abbastanza grandi da leggere da soli» o se «lo chiedono». La lettura ad alta voce dell’insegnante, del conduttore, del responsabile del gruppo offre una funzione di supporto alla {p. 50}comprensione, di «modellamento» per l’approccio al testo e per le proprie future letture autonome, di facilitazione dell’immersione nella storia e del coinvolgimento. La lettura dell’insegnante è importantissima, serve a garantire la massima probabilità che la storia narrata dal libro sia compresa nella sua vicenda essenziale dal maggior numero di studenti possibili, compresi quelli più in difficoltà.
La lettura ad alta voce condivisa, inoltre, è una pratica in cui si dà voce a una storia per gli altri ed è anche, dunque, un gesto di cura.
La lettura ad alta voce condivisa, attraverso la mediazione dell’adulto di riferimento del gruppo, quando condotta con efficacia, riesce a tenere insieme gli aspetti emotivi e gli aspetti cognitivi stimolati dalla lettura e a rinforzare la motivazione e la curiosità per la lettura e, gradualmente, per l’apprendimento e questo riveste un’importanza particolare ai fini dello sviluppo complessivo e del successo formativo.

8.1. L’ora di lettura non è l’ora di letteratura o di lingua madre

Non si parla qui, nelle scuole secondarie, della lettura dell’insegnante di lingua o di letteratura. Occorre non confondere la pratica della lettura con lo studio della letteratura: quest’ultima è un’attività disciplinare con un oggetto specifico, mentre l’esperienza della lettura è, al contrario, intrinsecamente transdisciplinare.
La lettura ad alta voce, infatti, consente di raggiungere obiettivi curricolari relativi a tutte le discipline, di sviluppare competenze trasversali (linguistiche, di comprensione, di problem solving...) e di cittadinanza (sensibilità alla differenza, sensibilità tematiche specifiche, assunzione del punto di vista...).
La lettura ad alta voce produce miglioramenti nell’apprendimento in generale e in quello delle discipline (motivazione, abilità di comprensione, attivazione cognitiva, maggiore curiosità e tendenza a porsi domande). Senza essere didascalici e retorici è possibile, inoltre, stimolare l’interesse per temi collegabili a quelli di esplicito insegnamento attra{p. 51}verso la lettura di romanzi scelti con questa intenzione. La lettura ad alta voce, dunque, riguarda tutti gli insegnanti.
Ogni formatore, ogni educatore, ogni insegnante, ogni operatore che ha sperimentato per un periodo sufficientemente lungo la lettura ad alta voce con e per i bambini con cui lavora, i propri studenti, i propri utenti, pazienti, collaboratori, conosce la magia dell’immersione di gruppo in una storia. Questa pratica didattica e di empowerment consente di esperire il contatto, non occasionale, con una molteplicità di storie a tutti quei bambini, ragazzi e adulti che non avrebbero altrimenti, per vari motivi, questa possibilità (oltre la metà dei soggetti in fase di sviluppo) riuscendo così a ottenere, per tutti, benefici immediati, progressivi e futuri [31]
.
Inserire l’ora di lettura ad alta voce condivisa nell’intero curricolo educativo e scolastico è dunque, per prima cosa, una questione di democrazia: tutti hanno il diritto di crescere, potenziarsi, acquisire maggior controllo sulla propria vita e migliorare le proprie aspettative per il futuro e le relazioni con gli altri, anche diversi da sé, in ogni senso e per ogni motivo. L’ora di lettura ad alta voce è, inoltre, una pratica inclusiva che consente di fruire e condividere anche a chi ha difficoltà, certificate o meno, nella lettura o ha una capacità di attenzione molto limitata, o ha difficoltà tali da rendere complessa una didattica realmente inclusiva.
L’incontro sistematico con le storie attraverso l’ora di lettura ad alta voce condivisa si traduce nell’incremento delle probabilità di successo formativo per tutti e tutte, nello sviluppo di capacità e abilità che permettono di conoscersi meglio, di raccontarsi, relazionarsi, di comprendere gli {p. 52}altri... e di strutturare, poi, abitudini permanenti di lettura autonoma.
La lettura ad alta voce condivisa da parte degli insegnanti, per i propri studenti, deve allora collocarsi all’interno del curricolo per tutto il percorso educativo e scolare, con cadenza quotidiana e prevede un «tempo ideale» di un’ora, comprese le attività di socializzazione (a seguito di una fase di progressivo avvicinamento a questo traguardo) e comunque sessioni di lettura mai inferiori ai 30 minuti (se non inizialmente). Le capacità attentive, con il progredire del coinvolgimento, crescono rapidamente e consentono di proporre sessioni di lettura di un’ora.
Il tempo di riferimento da raggiungere è quindi quello di un’ora quotidiana, ma si possono osservare effetti visibili in pochi mesi, con un impegno di mezz’ora di lettura effettiva quotidiana. Il tempo di un’ora è infatti ottenuto considerando anche lo sviluppo di un confronto in quella che viene chiamata la fase di «socializzazione» (cfr. par. 9.7), fondamentale per moltiplicare gli effetti dell’esposizione alla lettura ad alta voce, per osservare i cambiamenti e i miglioramenti, per favorire lo scambio, per aumentare il coinvolgimento, per assegnare un ruolo attivo.
Il tempo dedicato alla lettura ad alta voce condivisa è un tempo guadagnato, un tempo che consente di attivare, recuperare, sviluppare, favorire moltissimi apprendimenti.

9. Ai fondamenti del metodo di lettura ad alta voce condivisa

Alla luce dell’esperienza maturata nell’ambito di progetti regionali e nazionali [Batini 2018; 2019; 2021a; 2021b] e della letteratura scientifica nazionale e internazionale [per una sintesi si rinvia alla bibliografia di Batini e Giusti 2021a], nel corso degli ultimi anni è stato sviluppato un metodo di lettura ad alta voce condivisa che può essere sintetizzato in una serie di strategie e tecniche caratterizzanti [32]
.{p. 53}

9.1. La bibliovarietà

Se qualcuno mi avesse tolto
di mano quel libro dicendo
questo è per bambini piccoli
forse
non avrei mai creduto
che una persona come me
potesse stare tra le pagine di un libro
che una persona come me
avesse una storia.
[Woodson 2016; trad. it. 2022, 239]
La varietà delle scelte di lettura, che dovrebbero prevedere un grande numero di generi, di temi, di culture, di tipologie di personaggi e di vicende narrate [Batini e Giusti 2021a, 109-113; 2022, 55-62; Batini 2022, 115-116], è fondamentale a garantire l’inclusione di ogni partecipante, a migliorare l’efficacia dell’attività e a evitare i pericoli insiti nella condivisione di una «storia unica» [Adichie 2009] [33]
.{p. 54}
Nella nostra tradizione abbiamo un esempio chiarissimo di «storia unica» che riguarda la maggior parte delle fiabe più conosciute, fiabe che hanno conosciuto una straordinaria diffusione poi amplificata ulteriormente dalle illustrazioni, dalle cartoline [Zipes 2017] e dalle riduzioni cinematografiche. Se guardiamo a quelle fiabe dall’osservatorio specifico dei ruoli femminili possiamo facilmente individuare una storia unica, semplificatoria e ghettizzante del genere femminile. Le giovani protagoniste sono belle o brutte (e da questo, spesso, dipende il loro destino), attendono alle faccende domestiche [34]
o a farsi belle, sono svegliate, salvate, condotte via, da un uomo, le cui vesti e il cui aspetto consentono di identificarne nobiltà e lignaggio. Con quest’uomo a volte non si è parlato, al massimo si è danzato. La fanciulla è completamente passiva (sino all’essere scelta dal principe mentre è creduta morta, come nel caso di Biancaneve) e non di rado viene elogiata per l’umiltà, la sottomissione e la disponibilità oltre che per l’aspetto. La cosa davvero particolare è che la quasi totalità di queste fiabe hanno avuto infinite versioni orali e alcune versioni letterarie, con un progressivo adeguamento al tempo in cui sono state proposte. Nella maggior parte delle società occidentali si è poi sostanzialmente preferito adottare, senza più modificarle, le versioni risalenti alla metà dell’Ottocento che propongono esattamente questa visione della donna. Leggere tante di queste fiabe, allora, diventa un modo per inciampare su una storia unica sui ruoli femminili e sulle attese nei confronti delle ragazze ed è proprio l’apparente varietà delle vicende che conferma, rafforza e fa interiorizzare la storia unica sottesa.{p. 55}
Proporre una storia unica significa perdere la complessità e la ricchezza della realtà e delle storie, significa consegnare sguardi monocromatici e meno capaci di vedere. L’eccessiva selezione di storie (definire un «canone») significa proporre modelli, soluzioni, modalità adeguate, strategie opportune, obiettivi giusti e norme esplicite e implicite. La rappresentazione canonica trova una metafora adeguata nell’unico libro, sempre ripetuto, con un protagonista prototipico (maschio, bianco, etero, normotipico) e, fuor di metafora, rischia di trasformare un’esperienza di libertà e apertura in un goffo tentativo didascalico e moraleggiante.
La bibliovarietà consente di perseguire, naturalmente e senza forzature, obiettivi di tipo culturale favorendo, per esempio, l’interesse per il libro come oggetto e artefatto dotato di sue caratteristiche, o motivando all’uso di servizi di pubblica utilità come quelli offerti dalle biblioteche.
Nell’ora di lettura ad alta voce condivisa si leggono storie. Le storie, come indicato dal concetto di «bibliovarietà», debbono essere le più diverse; il concetto di «progressività» fornisce un quadro in cui inserire e precisare la bibliovarietà. Come già accennato, indipendentemente dall’età dei gruppi con cui lavoriamo, è opportuno avviare l’attività di lettura ad alta voce con testi molto brevi e accessibili, per spostarsi gradualmente in direzione di testi più lunghi e articolati.
Una strategia efficace e inclusiva è quella di ricorrere, a qualsiasi età, agli albi illustrati per iniziare e tornarci spesso. Ci sono albi illustrati per la prima infanzia che sono fruibili a diversi livelli e a diverse età e ci sono, ormai, albi illustrati pensati specificatamente per età successive.
L’albo illustrato ha una durata breve, può venir letto assieme ad altri albi o costituire uno strumento di alternanza a testi più lunghi o ancora un elemento di diversificazione all’interno di una sessione dedicata ad altre letture.
L’albo illustrato consente l’accesso, ha carattere inclusivo: attraverso le immagini riveste una funzione di sostegno alla comprensione.
L’esposizione alle immagini e il progressivo collegamento tra parole e immagini sono un potentissimo supporto alla {p. 56}comprensione per i bambini più piccoli, per quei bambini, ragazzi e adulti che non hanno eccessiva dimestichezza, per vari motivi, con la lingua e costituisce un’esperienza felice di relazione con una storia, con molte storie, per tutti. L’abitudine a mettere in relazione le parole con le immagini sarà inoltre fondamentale per sviluppare l’abilità di costruzione di immagini mentali sulle stesse storie e poi, successivamente, per costruire immagini mentali quando l’esposizione alla lettura si centrerà su testi privi di illustrazioni.
Tab. 5. Gestire le scelte per garantire la bibliovarietà
Attenzioni nelle scelte
Come?
Attenzione a non pensare esclusivamente alla maggioranza. Ricordarsi di tutti i componenti del gruppo con cui lavoriamo
Ricordando come questa attenzione non riguardi soltanto chi è «minoranza» o chi è portatore di «differenza»: siamo tutti diversi e anche chi è «maggioranza» ha la necessità di pensarsi, immaginarsi, calarsi nei panni di chi non lo è proprio per trovare, differenziandosi (anche all’interno della propria «maggioranza») la propria unicità. Le storie consentono questi viaggi, queste sperimentazioni di sé: permettono di sperimentarci uguali agli altri e diversi da tutti. Occorre pensare in modo specifico al gruppo con cui lavoriamo e fare in modo che ciascuno di loro si senta, in qualche modo, rappresentato dalle storie che leggiamo, ma anche andare oltre
Stare in allerta contro il rischio di «storie uniche»
Coltivare l’imprevisto, il non canonico, il contrasto, ciò che va oltre la consuetudine nei ruoli, nelle vicende, nei personaggi. La frequentazione di storie plurali apre al possibile, all’inatteso
Personaggi plurali e non stereotipati
Porre attenzione alle differenze nell’aspetto, nelle caratteristiche personali, le abilità e capacità, la cultura e la provenienza, il temperamento e i valori dei personaggi che popolano le storie che leggiamo. I personaggi non corrisponderanno soltanto a tipologie prevedibili, non confermeranno gli stereotipi, avranno sempre maggiore complessità e incoerenze, somiglianze e differenze
Considerare e valorizzare l’esperienza (e contribuire ad allargarla) e la pluralità necessaria dei punti di vista
Una storia è una semplificazione della realtà che non spiega tutto; ciascun lettore, ciascun ascoltatore la «riempie» con la propria esperienza, non sceglieremo storie che rendono la realtà banale o confermano modi di pensare standardizzati, incapaci di accogliere la differenza. Le storie saranno in grado di far considerare diversi punti di vista e diverse prospettive in modo tale da dare forma, significare, incrociare e legittimare le differenti esperienze del gruppo con cui stiamo lavorando, nonché per fargli vivere esperienze differenti dalle loro (se il nostro gruppo è composto da bambini e bambine, ragazzi e ragazze molto simili tra loro, per estrazione socio-economico e culturale, sarà bene farli incontrare anche con personaggi molto differenti da loro)
Superare i confini di generi, tempo, spazio
Saranno scelte storie diverse come generi e oltre ai generi, storie che fanno incontrare differenti ambientazioni e contesti, che si svolgono in tempi differenti
{p. 57}Attenzione a tante varietà: la cultura del libro
Generi, editori, autrici e autori e nazionalità degli stessi, formati e aspetto dei libri, stili di illustrazione e scrittura. Sviluppare, gradualmente, una cultura del libro, una capacità di osservarlo, di guardare come si presenta, la copertina, i formati, le dimensioni, favorendo comparazioni e osservazioni. Importante è attivare questo tipo di osservazioni e riflessioni quando si è già sviluppato un forte interesse per le storie, per tanti tipi di storie
Alternanza tra storie
Curare l’alternanza tra storie: dopo un romanzo impegnativo si potrà leggere una storia più ironica, divertente, umoristica. Porre attenzione all’alternanza delle trame ma anche delle coloriture emotive, quali emozioni abbiamo sollecitato? Con qualsiasi fascia di età è preferibile alternare le «lunghezze dei testi da leggere»: dopo un romanzo molto lungo e denso sarà opportuno, ad esempio, leggerne alcuni con racconti e albi (ma anche proposte come graphic novel, fumetti, silent book) prima di riprendere con un altro romanzo
Valorizzare le storie come repertori di azioni e reazioni
Le storie saranno diverse per le tipologie di difficoltà che i protagonisti incontrano, proporranno differenti copioni di azione
Non tentare di semplificare la complessità
Siamo in un tempo differente da quello in cui siamo cresciuti noi e la complessità non è sempre riducibile: i romanzi di formazione classica, ad esempio, non riescono a rappresentare la complessità delle identità e delle situazioni differenti di bambini e ragazzi di oggi
Senza «paura»
Non aver paura di toccare temi fondamentali: la lettura ad alta voce fornisce a tutte e tutti materiale per rielaborare le proprie esperienze e per prepararsi a esperienze nuove. Molto spesso gli adulti ritengono, erroneamente, che bambine e bambini, ragazzi e ragazze debbano incontrarsi soltanto con storie ben orientate moralmente (dove «ben orientate» significa quasi sempre «orientate come me»), che non tocchino argomenti complessi o poco «comodi» e, soprattutto, che abbiano finali positivi. Le storie raccontano la vita, si intersecano con la nostra esperienza: tutto ciò che fa parte della vita attuale e potenziale del gruppo con il quale si lavora deve trovare spazio nei nostri percorsi di lettura direttamente e metaforicamente
Partire da vicino, restare prossimi...
Partendo da temi e linguaggi vicini al gruppo con il quale si lavora, è fondamentale la varietà delle scelte ed esplorare altro sorpassando i confini della prossimità. Le scelte debbono essere di qualità: evitiamo le storie moralistiche o sfacciatamente didattiche, cerchiamo storie che profumino di autenticità
 
 

9.2. A scuola leggono gli insegnanti, tutti gli insegnanti

Nel metodo della lettura ad alta voce condivisa, la lettura viene effettuata dagli insegnanti, non dagli studenti per altri studenti, non dagli studenti più bravi a leggere, non da tutte e tutti a turno, nemmeno nelle secondarie di II grado [35]
.
L’insegnante (l’operatore) che legge rappresenta un modello implicito di lettura e rende accessibile a tutti il testo attraverso una lettura che funga da impalcatura alla comprensione [Batini 2022, 40]. Gli studenti, normalmente, non hanno il libro davanti. Avere il testo sotto gli occhi, già dalla scuola primaria, rischia di rendere meno forte la condivisione: chi è più veloce andrà avanti, chi è più lento tornerà indietro e allora le emozioni per quanto avviene nel libro non si manifesteranno nello stesso momento, l’esperienza non sarà davvero condivisa.
Se si sta leggendo un libro illustrato le pagine saranno rivolte verso chi ascolta e la pratica si centrerà, proprio attraverso le illustrazioni, sull’inclusione di tutti e di tutte [Batini e Giusti 2021a, 45-51].{p. 59}
La lettura non va sovrapposta alla letteratura, non è competenza di un insegnante specifico. Lo spiegano bene Le ragazze e i ragazzi di Mare di Libri [2018, 108]:
Educare alla lettura e insegnare storia della letteratura sono due cose diverse. La storia della letteratura prevede la lettura di testi che non per forza devono piacere agli studenti, ma che è giusto conoscano. Ma perché apprezzino la lettura o, al di là dell’apprezzamento, almeno non pensino che tutti i libri sono scritti da gente morta, e conoscano la varietà di parole, lingue, colori, sguardi cui possono avere accesso attraverso la lettura, bisogna che quella varietà venga loro presentata.
La situazione ideale è quella in cui ogni insegnante di una classe diventa lettore e lettrice, dato che le abilità e le competenze sollecitate intersecano tutte le discipline [Batini e Giusti 2022, 28-29]. La lettura ad alta voce condivisa, inoltre, inaugura un nuovo modo di relazionarsi, mette in gioco una relazione di cura e il senso pieno di fare qualcosa che giova a tutte le studentesse e a tutti gli studenti.
Una relazione di questo tipo richiede una responsabilità [36]
degli adulti che dovranno affinare la propria sensibilità alle storie e alla conduzione di pratiche di lettura ad alta voce condivisa in gruppo attraverso la formazione, il confronto, l’osservazione dei feedback espliciti e impliciti del gruppo per educare e affinare la propria capacità di essere voce di una storia che viene letta per le persone con le quali stiamo lavorando [Batini e Giusti 2021a, 84-86; 2022, 89-93] [37]
.{p. 60}
La partecipazione ai training di lettura di più insegnanti di una classe ha un significato notevole per gli studenti, rafforza la percezione di significatività di quel momento, mostra la capacità di collaborazione e la continuità di azione del gruppo degli insegnanti. Gli stessi insegnanti sperimentano un modo differente di collaborare e di confrontarsi, conoscendosi meglio e trovando nuove modalità per condividere ciò che avviene in classe, sino a mettere in comune il tempo e lo spazio della classe, per esempio per una lettura a più voci [Batini e Giusti 2021a, 120].

9.3. La frequenza/quotidianità

La lettura ad alta voce condivisa si svolge con la maggiore frequenza possibile: tutte le volte che si incontra quel determinato gruppo, in ogni contesto. Nel contesto educativo e scolastico si svolge preferibilmente ogni giorno (e comunque non meno di tre volte alla settimana), con sessioni di durata non inferiore a mezz’ora [Batini 2019, 120-123; Batini e Giusti 2022, 27-28], dal nido sino almeno al biennio delle secondarie di II grado (ma utilmente sino al termine delle stesse) [Batini e Giusti 2022].
La frequenza fa sì che un’esperienza bella e coinvolgente diventi un percorso di crescita, di sviluppo, di potenziamento. In questo percorso si perseguono e raggiungono, per tutti i soggetti coinvolti, numerosi apprendimenti che sono obiettivi istituzionali dei differenti gradi scolastici; per questo si tratta non di un’attività per la quale «trovare» un tempo, ma di un’azione didattica completa e complessa, in verticale, che sta pienamente dentro l’attività e l’orario istituzionali.
Per introdurre questa didattica è importante il ricorso a comportamenti rituali che collochino e definiscano il momento della lettura condivisa [Batini e Giusti 2021a, 150-154; 2022, 46-48] [38]
, in modo da contribuire alla co{p. 61}struzione di uno spazio dal carattere ibrido e relazionale che può essere definito una «zona di lettura ad alta voce» [Batini e Giusti 2021b].
Non ci sono motivazioni per non leggere: la lettura ad alta voce è collocabile in differenti momenti della giornata, si presta a essere svolta in differenti ambienti, non richiede attrezzature e strumentazioni diverse da un libro e una voce.

9.4. La sistematicità e la continuità

La lettura, proprio perché così frequente, in ragione della regolarità con cui viene proposta, deve essere organizzata, strutturata e programmata in modo che tutti gli attori in campo siano consapevoli della non occasionalità, del senso, degli obiettivi e delle modalità di questa attività.
La lettura ad alta voce che assume un carattere strutturale e sistematico sviluppa una routine e momenti dedicati: non c’è un momento elettivo per svolgere quest’attività, ciascuno trova, con ogni gruppo, le collocazioni più adeguate [39]
.
Proprio perché si tratta, a pieno titolo, di una didattica, la lettura ad alta voce condivisa deve essere programmata e progettata e come ogni didattica riceve feedback che suggeriscono variazioni o cambiamenti (rispetto all’impianto iniziale) da ciò che avviene sul campo, nell’incontro con i soggetti che ne beneficiano. Quando il gruppo con il quale si lavora è già abituato alla lettura è utile e proficuo coinvolgerlo nelle scelte e nelle proposte di lettura condivisa. La continuità della pratica è fondamentale e unita alla quotidianità, all’intensità, alla sistematicità e alla progressività, definisce la didattica [Batini 2022, 112].{p. 62}
In termini ideali, nei contesti educativi e scolastici, un curricolo in verticale di letture può costituire una pratica di continuità didattica eccellente, consente il dialogo tra gradi differenti, rinforza l’idea di percorso e di apprendimento.
Un obiettivo di medio periodo delle classi e delle scuole in cui si pratica la lettura ad alta voce condivisa è quello della costruzione di un vero e proprio sistema territoriale nel quale siano coinvolte le biblioteche, le famiglie e le associazioni del territorio stesso [40]
.

9.5. L’intensità

La durata delle singole sessioni di lettura parte dal tempo di attenzione medio del gruppo con il quale si lavora [41]
. Il conduttore o la conduttrice del gruppo hanno, tuttavia, l’obiettivo di incrementare rapidamente la durata delle sessioni stesse, fino a raggiungere l’obiettivo ottimale di un’ora quotidiana di lettura (comprese le attività di socializzazione) [Batini 2018, 120-123; 2021b, 42-44; Batini e Giusti 2022, 27-34]. Non sono ritenute significative sessioni inferiori a mezz’ora (tranne che nei primi giorni in cui si lavora con un gruppo).
L’esperienza sul campo e i risultati ottenuti nell’ambito di alcuni progetti nazionali [Batini 2021a; 2021b, 43-44] hanno evidenziato la necessità di presidiare durata e intensità della lettura ad alta voce, grazie alle quali è possibile produrre effetti significativi sul piano cognitivo, emotivo, relazionale, della comprensione, del linguaggio, della memoria.{p. 63}

9.6. La progressività

Un percorso di lettura ad alta voce con un gruppo eterogeneo deve necessariamente essere progettato tenendo conto di un criterio di progressione [Batini 2022, 114-115], a partire da testi più accessibili che raccontano esperienze vicine a quelle di chi ascolta. Se con i piccolissimi si comincerà, probabilmente, con i libri di nominazione, con rime, filastrocche, libri in bianco e nero, anche con le età successive e persino con ragazzi e adulti si avvierà il percorso di lettura a partire da storie illustrate, brevi, semplici, con linguaggio molto accessibile o comunque prossimo a quello del target anagrafico e dello specifico gruppo per il quale leggiamo. La lettura ad alta voce condivisa ha già dimostrato di poter produrre effetti nelle varie fasce di età, ma occorrerà tenere conto che è possibile applicare criteri di progressività, solitamente, con velocità e andamento inversamente proporzionale rispetto all’età delle persone con cui si lavora.
I primi contenuti delle storie saranno prossimi alle varie esperienze presenti nel gruppo [Batini e Giusti 2021a, 105-108; 2022, 99-103] e tenderanno a rispondere a bisogni immediati; poi, senza fretta, ci si confronterà con storie più lunghe, con un ruolo delle illustrazioni inferiore, con meno immagini, con un linguaggio più articolato fino ad arrivare, senza fretta, alle storie di solo testo. La regola della progressività, tuttavia, non è una regola ferrea: anticipazioni e «retrocessioni», specie con gruppi «maturi», non soltanto sono utili, ma necessarie:
La regola delle letture progressive ha molte criticità: una è che se seguissimo lo stesso principio anche da adulti, passando di volta in volta a libri più complessi, ci ritroveremmo solo Finnegans Wake e l’opera completa del filosofo decostruzionista francese Jacques Derrida ad allietarci in punto di morte [Rundell 2019; trad. it. 2020, 11].
Risulta importante ricordare che mediante la lettura ad alta voce le persone riescono ad accedere a testi di {p. 64}complessità maggiore rispetto a quelli che, una volta imparato a leggere, riescono a leggere autonomamente. Questa indicazione intende prevenire la confusione che, specie nel sistema di istruzione, dalla primaria in poi, si verifica spesso tra lettura autonoma e lettura ad alta voce condivisa. La lettura autonoma dovrebbe germogliare autonomamente e centrarsi, almeno inizialmente, su testi più semplici (che dovrebbero essere disponibili e facilmente accessibili); la lettura ad alta voce condivisa, al contrario, non deve temere di osare avanzamenti.
Oltre all’attenzione alla bibliovarietà è quindi importante, per il lettore e la lettrice ad alta voce principiante che anima un gruppo secondo questo approccio, il ricorso a bibliografie specifiche che consentano di orientarsi e di attingere a un vasto e meraviglioso patrimonio come quello della letteratura per l’infanzia, per la preadolescenza e l’adolescenza e per i giovani adulti [42]
.

9.7. La socializzazione: dalla lettura dialogata alla lettura narrativa

La socializzazione è il momento nel quale si mette in comune, si esplicita la condivisione. La condivisione permette il confronto, per attribuire, assegnare, affermare e negoziare i significati della storia che si è letta (e implicitamente il senso dell’esperienza fatta). La socializzazione rappresenta anche, in qualche modo, il «guadagno» immediatamente {p. 65}osservabile e visibile per l’insegnante e per il gruppo. Come ogni didattica la lettura ad alta voce è orientata a obiettivi di apprendimento e non ha, come primo scopo, quello di intrattenere, passare il tempo o fare esperienze estetiche: è un luogo e uno spazio unico, attivante, stimolante, piacevole di co-costruzione e condivisione di esperienze, conoscenze, emozioni, interpretazioni, domande, punti di vista, ipotesi che permettono una complessa negoziazione di significati.
Nell’ora di lettura ad alta voce condivisa il conduttore, la conduttrice o l’insegnante può adottare, all’interno di ogni sessione di lettura, uno stile di lettura prevalentemente narrativo o prevalentemente dialogato [Batini 2022, 117-118]. La lettura dialogata si usa, solitamente, con gruppi di bambini e bambine più piccoli e con gruppi poco o affatto abituati alla lettura ad alta voce [43]
[Batini e Giusti 2021a, 52-58] ma può essere usata, in casi particolari, anche con gruppi più maturi [Batini e Giusti 2022, 82-88]. Quando, per esempio, stiamo leggendo dei romanzi piuttosto articolati e complessi per il gruppo con cui lavoriamo, visto che non si esauriranno in una singola sessione, si potranno ricapitolare all’inizio di ogni sessione, con il contributo di tutti e tutte, le vicende precedenti senza che questo assuma carattere valutativo o di controllo nei confronti di chi partecipa.
La lettura dialogata è, in ogni caso, caratterizzata da alcune interruzioni per brevi momenti di confronto, ricapitolazione, inserti di supporto (non di sostituzione) alla comprensione. Bisogna rispondere alle domande e alle richieste del gruppo, ma occorre usare molta prudenza nello «spiegare» la storia. Una storia spiegata non è più una storia [44]
.{p. 66}
Per lettura narrativa, invece, si intende una lettura continuata, immersiva, nella quale la pratica della «socializzazione» avviene all’inizio e alla fine della sessione che, normalmente, non viene interrotta. Questa fase è essenziale per trarre il massimo beneficio della lettura: nei momenti di socializzazione ci si confronta sulla storia che si è letta in una sorta di «movimento» dalla storia alle persone per cui la storia è stata letta. La socializzazione è dunque «diffusa» nella lettura dialogata e più definita e concentrata nella lettura narrativa.
Quando un gruppo è avviato alle pratiche di lettura e socializzazione, questi momenti di confronto divengono naturali, legati a commenti spontanei, a domande dei bambini e dei ragazzi, a loro interazioni reciproche naturali. Fino a che un gruppo non è maturo, tuttavia, questi momenti possono essere introdotti da alcune domande stimolo, poste ovviamente con linguaggio adeguato all’età e alla maturazione linguistica media del gruppo che ascolta la lettura. Le domande possono essere moltissime, le risposte pressoché infinite: ogni risposta è quella giusta. Non esistono risposte sbagliate: ciascun contributo alla discussione viene accolto favorevolmente poiché non ci sono «interpretazioni autentiche». La valorizzazione di ogni contributo è fondamentale per ottenere, progressivamente, la piena partecipazione. Molto gradualmente si chiederà di fornire motivazioni per le proprie interpretazioni, per le proprie anticipazioni, per i collegamenti intertestuali o con la propria esperienza.
Si possono, tuttavia, rubricare alcune aree di stimolo principali (tab. 6).
Chi legge e conduce il gruppo valorizzerà il contributo di ciascuno e non eserciterà correzioni: è fondamentale far comprendere come, in un percorso di lettura ad alta voce condivisa, ci sia spazio per ciascuno, accompagnato dal diritto a esprimere la propria opinione e il proprio punto di vista.{p. 67}
Tab. 6. Principali tipologie di domande stimolo
Tipologia di domanda
Esempi
Domande di gradimento, per facilitare l’espressione di opinioni e valutazioni
Vi è piaciuta questa storia? Perché vi è/non vi è piaciuta? Cosa vi è piaciuto di questa storia? Cosa non vi è piaciuto? C’è una scena, un dialogo che vi è rimasto in mente?
Domande per facilitare l’immedesimazione e la riflessione su di sé
Quali personaggi vi hanno colpito? Perché? In quali personaggi vi siete immedesimati/identificati? Che cosa hanno in comune con voi? A cosa vi ha fatto pensare questa storia? Vi è mai sembrato di sentirvi dentro la storia?
Domande per facilitare l’immedesimazione, la sintonizzazione emotiva e l’analisi delle azioni e reazioni, l’assunzione del punto di vista
Come si è sentito secondo voi quel personaggio... in quella situazione? Che cosa avreste fatto al suo posto? Cosa poteva accadere nella storia invece di quello che è accaduto? Perché secondo voi quel personaggio ha fatto quella scelta?
Domande per facilitare il collegamento con la propria esperienza
A qualcuno è mai accaduto qualcosa di simile? Vi ricorda qualcosa che avete vissuto? Una volta a me è accaduto di... e a voi è capitato?
Domande per favorire la riflessione sulla storia ed esercitare previsioni
Che cosa accadrà dopo secondo voi? Quali sono le scelte a disposizione di... adesso? Credete che... ce la farà? Cosa potrebbe fare per migliorare la propria situazione?
Domande di interpretazione
Che significa questa storia? Cosa vi ha detto? Cosa abbiamo capito? Cosa ci è restato di questa storia? Come racconteremmo questa storia ai nostri amici?
Domande per favorire collegamenti e differenze
A qualcuno sono venute in mente altre storie, canzoni, film?
 
 
La fase di socializzazione non deve mai assumere un carattere di discriminazione tra chi sa e non sa, deve anzi caratterizzarsi come momento al quale tutti partecipano volentieri perché sanno di potersi esprimere liberamente, un momento di valorizzazione e confronto.
La naturale negoziazione delle interpretazioni e la ricchezza delle stesse che si produce così favorisce la moltiplicazione degli effetti della lettura attraverso il confronto esplicito o implicito con quanto dicono gli altri.{p. 68}

9.8. La centratura sugli studenti/sui partecipanti

La responsabilità della proposta, della sua continuità e della qualità dell’esperienza che si fa è degli adulti, ma occorre ricordare che gli studenti (i partecipanti) sono al centro degli interventi con la lettura ad alta voce condivisa.
Gli studenti (i partecipanti) hanno diritto di contribuire alla scelta delle letture, hanno il diritto di chiedere di non portare a termine una lettura, hanno il diritto di esprimersi e di fornire un’interpretazione, hanno il diritto a trovare, in ogni storia, ciò che dice loro e di trovare spazio per condividere le proprie interpretazioni, le riflessioni, i commenti e di vederli valorizzati.
Gli studenti (i partecipanti) hanno anche diritti legati al «come» ascoltare una lettura ad alta voce condivisa: il diritto a una collocazione nello spazio e a una posizione che risultino comode per loro, hanno il diritto di seguire una lettura disegnando, muovendosi un po’, scarabocchiando, a occhi chiusi... o in qualsiasi modo che sia migliore per loro e non sia di ostacolo all’ascolto degli altri.
Questo principio del metodo rimanda anche a una disposizione positiva dell’insegnante/operatore nei confronti degli studenti/partecipanti e delle storie e nella capacità di mettersi in ascolto reale, attento e curioso degli uni e delle altre [Batini e Giusti 2021a, 33-39; 2022, 84].

9.9. L’autonomia

La lettura ad alta voce condivisa è una didattica. Non ha bisogno di aggiunte e postille che ne modifichino il significato. L’azione di leggere e le pratiche di socializzazione la completano. Schede libro [45]
, test per la verifica della {p. 69}comprensione, le sintesi, tutti i vari tipi di analisi (logiche, grammaticali, narratologiche...) sono bandite [Batini 2022, 118-119]. Ovviamente non si sostiene che tali attività non si possano fare, ma non vanno confuse con la lettura, da cui al contrario vanno ben distinte [Batini e Giusti 2022, 117-131]. Se si utilizza un testo per farci, ad esempio, una prova di comprensione, stiamo facendo una prova di comprensione, non attività di lettura.
Le pratiche didattiche in cui la lettura viene utilizzata come stimolo o «scusa» non sono da considerare attività di lettura ad alta voce condivisa, anzi vanno esplicitamente distinte per non far collegare noia o frustrazione alla lettura.
Le attività che si possono collegare positivamente alla lettura sono molteplici e si centrano sui legami con l’esperienza personale (diretti o metaforici) e con la costruzione identitaria; spesso prevedono il disegno o la scrittura, ma queste attività possono emergere solo a seguito di un lungo tirocinio con la sola lettura ad alta voce e la socializzazione e non sono indicate in fase iniziale. Un gruppo classe ha bisogno di una lunga maturazione attraverso la sistematica esposizione alla lettura ad alta voce prima di collegare altre attività alla lettura medesima.

9.10. Documentazione e riflessione: il diario di bordo

Un percorso didattico articolato ha bisogno di essere documentato. Documentare è un’azione che implica una riflessione, una selezione, un momento di sosta che, attraverso uno sguardo retrospettivo, permetta di guardare avanti con maggiore consapevolezza e fiducia.
Nel metodo della lettura ad alta voce condivisa sono integrati più strumenti di documentazione [46]
, il principale dei quali viene denominato «diario delle letture» o «diario di bordo». In questo diario vengono annotate, quotidianamente, il tempo dedicato alla lettura e alla socializzazione, {p. 70}ciò che si è letto, i livelli di attenzione e partecipazione del gruppo ed eventuali annotazioni da fare. Settimanalmente il diario viene completato con una serie di osservazioni sui comportamenti del gruppo connessi alla lettura condivisa, sui benefici e i guadagni osservati ecc. [Batini 2021b, 84-92; Giusti e Mancini 2022; Bertolini, Toti e D’Autilia 2022].
Già la scelta del termine diario o diario di bordo aiuta a riflettere sull’idea di percorso e di quotidianità che porta con sé. Il diario serve a tenere traccia e memoria, a riflettere ex post sul percorso fatto, risulta prezioso per le progettazioni con gruppi successivi, consente di condividere scelte, criteri, successi e criticità e favorisce il confronto. Il diario è anche uno straordinario strumento didattico quando viene utilizzato con parti compilate assieme al gruppo con cui si lavora e diventa, facilmente, uno strumento di creazione di comunità ed è prezioso per «rendere conto» a «comunità di pratiche», a beneficiari indiretti (le famiglie degli studenti nei contesti scolastici), a decisori, colleghi e alle persone per le quali leggiamo.

10. Conclusione aperta

Le parole sono potenti e importanti, le storie lo sono ancora di più. Attraverso le parole e, soprattutto, attraverso quella particolare concatenazione di parole che sono le storie, diamo forma al mondo e al nostro comportamento nel mondo.
La maggior parte di noi non riesce a dare un senso, o un ordine, alla propria vita, talvolta nemmeno a riconoscere la propria esistenza, finché non ha tradotto in parole la propria esperienza o finché non ha trovato la propria esperienza riflessa nelle parole di qualcun altro [Chambers 2020, 62].
In questo senso si può affiancare alla funzione democratica che ha l’utilizzo intensivo della lettura ad alta voce una funzione che parte dal riconoscimento dell’esperienza, per giungere alla costruzione dell’identità e della possibilità.
Nei sistemi educativi, di istruzione, di cura, di recupero, {p. 71}di assistenza e di sviluppo, la lettura ad alta voce condivisa consente e favorisce la costruzione di strumenti di accesso e cittadinanza e, al tempo stesso, sollecita la significazione della propria esperienza, il riconoscimento e l’attribuzione di valore alla stessa assieme alla possibilità di risignificarla e riorientarla.
Riconoscere la propria esperienza e negoziarne, direttamente e indirettamente, attraverso le pratiche di socializzazione, senso e significato con gli altri è allora un modo peculiare di costruirsi.
Tra i molti dati che abbiamo raccolto in questi anni appare secondario rispetto agli obiettivi immediati di potenziamento, ma di estremo significato se declinato al futuro, il dato relativo alla disposizione alla lettura.
Bambine e bambini, ragazze e ragazzi che hanno partecipato a un training intensivo con la lettura ad alta voce condivisa mostrano un incremento significativo, anche nel confronto con altri gruppi, nella disposizione alla lettura e nelle pratiche di lettura. Modificano i loro gusti di lettura o ne sviluppano, esprimono spontaneamente opinioni sui libri, incrementano la propria curiosità nei confronti delle storie.
Tornando alla metafora della maratona possiamo dire, allora, che l’allenamento con la lettura ad alta voce condivisa ha influito sulla motivazione ad allenarsi ancora e sulla tendenza a farlo anche in autonomia, con allenamenti aggiuntivi rispetto a quelli fatti in gruppo. Qualsiasi allenatore ne sarebbe entusiasta.
Sono numerose le conferme che la ricerca sta fornendo all’utilità della lettura ad alta voce ormai senza limitarne l’utilizzo e i vantaggi ai primi anni di vita. La lettura ad alta voce è una pratica di empowerment con un impatto potenziale proporzionale all’utilizzo che se ne fa, al quanto e al come.
La lettura ad alta voce condivisa si propone come didattica capace di intervenire sulla predittività dei risultati scolastici, formativi, professionali ed esistenziali, attenuandone l’effetto e costruendo rovesciamenti.
Se utilizzata in modo adeguato e continuativo può arrivare sino a invertire una rotta segnata, ad aprire nuove possibilità alle persone e ai sistemi.{p. 72}
Le storie, tante storie diventano una porta di accesso anche a ciò che è nascosto, non ovvio, misterioso, insondabile e incomprensibile, curioso, proibito. La tendenza che abbiamo alla sicurezza e alla consuetudine viene messa in crisi: saremo capaci di passare la soglia? Sapremo aprirci alla sperimentazione, alle seconde opportunità, al rischio, all’ignoto, all’insolito?
Spezzare la predittività e la predestinazione richiede qualche strappo, la disponibilità alla strada mai percorsa, una piccola dose di coraggio.
Apriamo un libro, allora, ben scelto, proprio per quel gruppo, alziamo la voce e prendiamoci il tempo che la storia richiede..., poi andiamo avanti, un’altra storia e un’altra ancora.
Note
[25] Il concetto, fondamentale, di povertà educativa è, esso stesso, connesso alla quantità e qualità delle opportunità di esperienze che ciascun minore ha. La povertà educativa è la mancanza di opportunità educative in senso ampio: dalle opportunità di studio e di eventuale approfondimento, alle esperienze di fruizione culturale, al diritto al gioco e alle attività sportive... La povertà educativa colpisce, abitualmente, i bambini e gli adolescenti che vivono in contesti familiari e sociali svantaggiati, caratterizzati da precarietà occupazionale, deprivazione materiale e varie forme di disagio. Il concetto di povertà educativa è comparso nella letteratura negli anni ’90. Attualmente viene abitualmente utilizzato da organizzazioni non governative e governi come costrutto per definire situazioni che necessitano di intervento educativo ad alta priorità e intensità nella definizione delle politiche per l’infanzia e l’adolescenza. Save The Children Italia [2022] stima in 1.382.000 i minori in povertà assoluta, l’abbandono scolastico al 12,7% e i 15-29enni senza scuola, formazione o lavoro al 23,1% (più che in ogni altro paese europeo).
[26] Le principali dimensioni indagate per la fascia dello sviluppo possono essere rubricate articolandole in due macro-sottogruppi anagrafici: Per la fascia di età 0/6: sviluppo cognitivo: abilità cognitive, memoria, velocità di elaborazione, abilità visuo-motorie; sviluppo linguistico: linguaggio ricettivo ed espressivo; sviluppo motorio: grosso-motricità e motricità fine; comprensione del testo narrativo orale; dimensione emotiva: comprensione della natura e delle cause delle emozioni e capacità di regolarle; prosocialità: prova di completamento di storie sull’orientamento alla prosocialità. Per la fascia di età «scolare»: dimensione cognitiva: abilità di pianificazione, attenzione, simultaneità e successione; competenze linguistiche: capacità di formulare e utilizzare i concetti verbali, capacità di trarre inferenze, velocità di pianificazione, comprensione verbale; comprensione del testo: capacità di leggere e di comprendere il significato di testi di vario tipo (narrativi/informativi).
[27] L’orientamento narrativo è un metodo di orientamento, nato e sviluppatosi in Italia, inserito all’interno dei paradigmi educativo/formativi dell’orientamento e particolarmente adatto al contesto scuola. L’orientamento narrativo si giova dell’utilizzo di storie e di attività (individuali e di gruppo) autobiografiche, di riflessione, di progettazione, tese allo sviluppo di abilità di autorientamento, a riflettere su chi si è e su cosa si vuole essere, a esplorare sé stessi, le proprie idee, i propri desideri e a trasformarli in progetti. Le attività vengono collocate in particolari snodi della storia che il conduttore/la conduttrice leggono ad alta voce e della quale favoriscono la socializzazione. Solo attraverso la conoscenza di sé, la capacità di immaginarsi nel futuro e lo sviluppo delle abilità necessarie a compiere scelte soddisfacenti e coerenti ed elaborare e rendere operativi progetti è possibile rendere l’orientamento un processo di reale empowerment [Batini e Salvarani 1999a; 1999b; Batini e Zaccaria 2000; 2002]. L’orientamento narrativo ha mostrato, grazie ad evidenze raccolte nel tempo con strumenti standardizzati, la capacità di agire positivamente: sulla prevenzione e riduzione del disagio scolastico, sulle abilità cognitive di base, sull’autostima, sulla resilienza e sull’autoefficacia, sull’intelligenza emotiva (per una ricostruzione delle ricerche sull’orientamento narrativo si veda almeno Batini [2019]). Rilevazioni centrate sulla percezione dei partecipanti, con strumenti qualitativi, hanno confermato quanto rilevato con gli strumenti standardizzati unitamente a migliori percezioni di sé e della propria possibilità di determinare il proprio futuro, maggiore conoscenza di sé e degli altri, chiarezza progettuale, sviluppo di abilità di scelta e molto altro. L’orientamento narrativo ha chiarito altrove i suoi debiti principali [Batini 2011], tuttavia è opportuno qui ricordare il ruolo fondamentale avuto, in Italia, dagli studi sulla pedagogia narrativa, dagli studi sul pensiero narrativo e dalla sociologia narrativa della vita quotidiana.
[28] Con l’espressione narrazione guida all’interno dell’orientamento narrativo si fa riferimento al romanzo o racconto che viene letto in più incontri. In corrispondenza degli snodi della narrazione si situano le attività di socializzazione e le attività di scrittura e riflessione autobiografica, di scambio, di progettazione individuale e di gruppo (i cui esiti vengono poi a loro volta socializzati). L’intero percorso e ciascuno degli incontri viene progettato nel dettaglio (attraverso un’attività denominata microprogettazione) attraverso: l’identificazione degli obiettivi orientativi specifici del singolo incontro, i brani stimolo della narrazione guida che l’operatore dovrà leggere ad alta voce in quell’incontro, la descrizione delle attività collegate allo stimolo narrativo che si è ascoltato, le modalità di conduzione per l’operatore con i relativi tempi, i materiali allegati (libro, schede attività, eventuali video, schede di approfondimento destinate all’uso del conduttore...). Esistono anche percorsi con più narrazioni antologiche o con l’uso di albi, ma più spesso ogni percorso è incentrato attorno a un’unica narrazione guida [Batini e Giusti 2008].
[29] Le abilità di lettura autonoma non si sviluppano con tempi e ritmi uguali alle abilità di comprensione e agli interessi. Nella fase di sviluppo (e in ogni fase per coloro che sono poco «allenati») accade spesso che una storia che mi piace e interessa e che posso ascoltare e godere senza difficoltà, se letta ad alta voce da qualcuno, non mi consenta la stessa esperienza se la lettura è autonoma. Continuare ad esporre alla lettura ad alta voce di storie consente la frequentazione di storie adeguate e significative per i soggetti che vi sono esposti, innalzandone le abilità in modo progressivo.
[30] Generalmente si dice che ci vogliano almeno 12 mesi (ma meglio, senza dubbio, 24) per prepararsi a una maratona per una persona adulta che parte da una condizione prevalentemente sedentaria. Per persone allenate, che praticano sport regolarmente, il tempo può essere anche inferiore, di 8 mesi.
[31] Alcune stime internazionali sostengono che i genitori che leggono quotidianamente ai propri figli di 4-9 mesi siano meno del 50% [Kuo e Faber Taylor 2004], percentuale probabilmente generosa per l’Italia. Britto, Fuligni e Brooks-Gunn [2002] segnalano, invece, che sia solo il 22% dei genitori a leggere ogni giorno a bambini di età pari o inferiore ai 12 mesi. La propensione dei genitori e degli altri adulti in famiglia a leggere ai bambini pare essere in relazione al proprio senso di autoefficacia, al reddito familiare, alle abitudini e alle esperienze personali dell’adulto circa la lettura [Batini, Tobia et al. 2020].
[32] Nell’ambito della politica educativa Leggere: Forte! Ad alta voce fa crescere l’intelligenza della Regione Toscana, il gruppo di ricerca della cattedra di Pedagogia sperimentale del Dipartimento FISSUF, dell’Università degli Studi di Perugia, ha realizzato due volumi open access di tecniche di lettura, rivolti al sistema 0/6 e al sistema scolare mediante una triangolazione che ha coinvolto l’esame della letteratura scientifica, dei siti istituzionali e delle ricerche sul tema, interviste sul campo a insegnanti esperti/e di lettura ad alta voce condivisa, focus con esperti/e di lettura [Batini e Giusti 2021a; 2022].
[33] Il pericolo di una «storia unica» è, sostanzialmente, una questione di relazione delle storie con il potere, come spiega bene Adichie [2009]: le storie che vengono raccontate hanno diversi gradi di potere. Nel 2009 nella sua notissima conferenza intitolata, appunto, I pericoli di una storia unica, ormai trasformata in un libro edito in moltissimi paesi, la scrittrice spiega il pericolo che deriva dall’avere una storia unica su qualcuno o su qualcosa. Tante storie possono rappresentare una storia unica. Abbiamo una rappresentazione plurale e varia degli Stati Uniti perché il loro potere mediatico globale è enorme (da Hollywood sino alla carta stampata) e ci ha consentito di fruire di moltissime storie, diverse, piene di contraddizioni e di elementi dissonanti che ci permettono di vedere molti aspetti degli Stati Uniti. Difficilmente ne avremo quindi una visione monocromatica e stereotipata. La Adichie racconta come, vittima di una storia unica sull’intero continente africano, la sua compagna di stanza, quando la scrittrice si trasferì negli Stati Uniti per studiare, la «compativa» ancora prima di conoscerla. Altrettanto difficilmente, quindi, avremo una rappresentazione plurale della Nigeria (che pure ha, come racconta la scrittrice nigeriana, al proprio interno realtà molto diverse tra loro). Da chi arrivano le poche informazioni che abbiamo sulla Nigeria? Chi e con quale scopo ci ha raccontato la «storia unica» che conosciamo sulla Nigeria?
[34] I sette nani formalizzano, nella versione dei Grimm del 1857, l’ospitalità a Biancaneve così: «Se vorrai badare alla nostra casetta, cucinare, fare i letti, il bucato, cucire e fare la maglia, e tenere tutto in ordine e pulito, potrai restare con noi e non ti mancherà nulla». «Sì – disse Biancaneve – molto volentieri» [Zipes 2017; trad. it. 2017, 129).
[35] Ascoltiamo ancora la voce delle studentesse e degli studenti: «per leggere serve proprio quello: il tempo. Per questo a scuola vorremmo ci fosse un tempo da dedicare alla lettura. Un [...] modo per trasmettere la passione per i libri è la lettura ad alta voce: alle elementari ci piaceva così tanto ascoltare la maestra che leggeva e ora, anche se siamo cresciuti, credeteci, quel piacere è rimasto intatto» [Le ragazze e i ragazzi di Mare di Libri 2018, 109].
[36] Leggere ad alta voce implica comunque, almeno, la disponibilità a cimentarsi sempre più nella consapevolezza dei ritmi, dei suoni, della voce, del volume. La lettura non è neutra, l’efficacia della lettura dipende non soltanto dalle abilità individuali, ma dalla disponibilità a fare un lavoro su di sé come lettrice e lettore.
[37] Per quanto riguarda lo stile di lettura è molto importante porsi nella situazione di dare voce alla storia. Ciò significa evitare i due estremi: la lettura ad alta voce praticata in maniera monotona, monocorde, con tono e ritmo costanti, e l’eccesso di enfasi e di «caricamento» della propria interpretazione che rischia di mettere chi legge al centro a discapito della storia.
[38] La ritualità segna l’inizio e la fine della sessione di lettura ad alta voce condivisa. Tipologie e modalità dei riti variano secondo l’età e le caratteristiche del gruppo.
[39] Soluzioni differenti e, in certo senso, opposte, possono rivelarsi funzionali: certamente stabilire momenti e tempi, che vengono rispettati regolarmente, trasforma la lettura ad alta voce in un rituale educativo/scolastico che coincide con un momento piacevole. Abituare gli studenti, per esempio, al fatto che le loro mattine a scuola prevedano un momento dedicato alla lettura fa nascere complicità tra gli studenti che attendono e l’insegnante che, in un momento definito della giornata, interrompe le altre attività per leggere loro qualcosa di bello.
[40] Risulta fondamentale la creazione o la ridefinizione di una biblioteca scolastica fornita, aggiornata e funzionante e, ove possibile, la costruzione di una piccola biblioteca di classe.
[41] Occorre non confondere l’attenzione con richieste di immobilità, compostezza e fissazione dello sguardo che rappresentano, spesso, esigenze degli adulti piuttosto che indicatori di reale partecipazione.
[42] Si suggeriscono, in modo non esaustivo, le bibliografie proposte in Italia dalla rivista «Andersen» (e i finalisti e i premiati ciascun anno dall’omonimo premio), quelle di Almeno questi! (prodotto dal Centro regionale di servizi per le biblioteche per ragazzi, promosso da Regione Toscana e Comune di Campi Bisenzio e attivo presso la Biblioteca Tiziano Terzani-Villa Montalvo), quelle proposte dall’Associazione Nausika e dalla cattedra di Pedagogia sperimentale dell’Università degli Studi di Perugia nell’ambito dei progetti Leggere: Forte! della Regione Toscana, di Ad Alta Voce Porta Palazzo della Fondazione Scuola e dell’IC 2 di Torino, di Lettrici e Lettori forti della rete di comprensivi di Parma (capofila IC Ferrari).
[43] Risulta fondamentale ricordare come due gruppi della stessa età anagrafica e con esposizione pregressa alla lettura molto differente possono accedere all’ascolto di testi molto diversi tra loro per complessità, linguaggio, lunghezza e articolazione, e costruire momenti di socializzazione altrettanto differenti.
[44] Bisogna porre attenzione, però, a non esagerare con le spiegazioni, per non correre il rischio di far vivere un’esperienza noiosa, più simile a una lezione che all’ascolto di una storia. La preoccupazione della comprensione totale è una preoccupazione degli adulti. I bambini e le bambine accedono alla comprensione delle storie attraverso la ripetizione e reiterazione di una lettura. Ricordiamo, ad esempio, che i bambini e le bambine incrementano naturalmente il proprio lessico con l’esposizione alla lettura ad alta voce di storie, estraendo dal testo i significati, attraverso ipotesi mentali che vengono poi verificate e messe alla prova.
[45] «Se c’è una cosa che invece non ci piace fare, cari professori, quando assegnate un romanzo, sono le schede di lettura. Per favore, non fatecele fare. Ci annoiamo noi a scriverle e voi a leggerle. Lasciateci semplicemente raccontare ad alta voce la trama in classe e che cosa ci è piaciuto, poi lasciateci discutere e dibattere» [Le ragazze e i ragazzi di Mare di Libri 2018, 109].
[46] Il diario di bordo e altri strumenti di monitoraggio sono resi disponibili dall’Associazione Nausika.