Edoardo Chiti, Alberto di Martino, Gianluigi Palombella (a cura di)
L'era dell'interlegalità
DOI: 10.1401/9788815370334/c12
Le principali conclusioni sono tre. Anzitutto, le situazioni di interlegalità non si presentano, in questa fase del processo regolatorio, sempre allo stesso modo: piuttosto, variano in base al tipo di rapporto che ciascun ordinamento prevede tra i modi di attuazione di una propria politica e quelli all’opera in altri ordinamenti per politiche equivalenti o collegate. In secondo luogo, le situazioni di interlegalità sono mobili e dinamiche, perché il senso e i modi della rilevanza del diritto composito cambiano con il mutare delle scelte regolatorie o riflettono le loro ambiguità e le contraddizioni. Ogni situazione di interlegalità, dunque, va compresa non solo per i suoi caratteri statici ma anche (e soprattutto) nella sua dinamica e nelle sue evoluzioni. La terza e ultima conclusione è, come si è detto, un’ipotesi: quella per cui l’interlegalità possa rappresentare un meta-criterio capace di informare l’insieme dei principi e delle regole specifiche attraverso le quali le amministrazioni di un determinato ordinamento danno attuazione alle politiche pubbliche, in
{p. 363}funzione del pieno riconoscimento della ricchezza e della complessità delle situazioni di interlegalità. Se questa ipotesi sia fondata o meno, spetta ai prossimi passaggi della ricerca sulla interlegalità verificarlo.
Note