Note
  1. Si veda la breve rassegna di Musei e TikTok: quando l’arte sbarca sul social della GenZ, in «Treccani-Accademia», 25 novembre 2021, https://treccaniaccademia.it/news/musei-e-tiktok-quando-larte-sbarca-sul-social-della-genz/ (ultimo accesso: gennaio 2023).
  2. Diversi sono del resto i progetti (europei e nazionali) che hanno contribuito e tuttora contribuiscono, anche grazie alla creazione di piattaforme digitali, a sensibilizzare sull’utilizzo delle ICT in ambito culturale promuovendo strategie di accessibilità e valorizzazione del patrimonio. Per i primi cfr. ad esempio, nel mare magnum di proposte, l’importante biblioteca digitale Europeana (https://www.europeana.eu/it, ultimo accesso: gennaio 2023), piattaforma nata nel 2008, su volontà della Commissione europea, che raccoglie materiali digitalizzati da diverse istituzioni appartenenti ai paesi membri dell’Unione, consentendovi l’accesso libero. Altra iniziativa particolarmente degna di nota è il progetto Mu.SA: Museum Sector Alliance (http://www.project-musa.eu/it/, ultimo accesso: gennaio 2023), approvato nell’ambito del programma di finanziamento Erasmus+/Settore Skills Alliances e nato nel 2016 con «lo scopo di affrontare il crescente divario tra l’educazione formale, la formazione e il mondo del lavoro, causato dall’insorgere di nuove professionalità e dal ritmo accelerato dell’adozione delle nuove tecnologie (ICT) nel settore museale», lavorando quindi all’acquisizione di competenze digitali da parte dei professionisti del settore (su ICT e beni culturali cfr. anche Bonacini [2011]). Per i progetti italiani, cfr. l’hub di CulturaItalia (2008, http://www.culturaitalia.it/, ultimo accesso: gennaio 2023) e l’Osservatorio innovazione digitale nei beni e attività culturali (https://www.osservatori.net/it/ricerche/osservatori-attivi/innovazione-digitale-nei-beni-e-attivita-culturali, ultimo accesso: gennaio 2023) del Politecnico di Milano, che sostiene lo sviluppo dell’innovazione e della comunicazione digitali presso le istituzioni culturali. Mandarano [2019, 7-8] si sofferma opportunamente sul d.m. n. 113 del febbraio 2018 emanato dall’allora MiBACT (oggi MiC), Adozione dei livelli minimi uniformi di qualità per i musei e i luoghi della cultura di appartenenza pubblica e attivazione del Sistema museale nazionale (nell’ambito appunto del progetto Sistema museale nazionale). Nell’allegato a tale decreto spicca l’invito rivolto alle istituzioni museali italiane a dotarsi di strumenti digitali adeguati per ottimizzare la propria mission in termini di accessibilità, digitalizzazione e comunicazione.
  3. Si veda M9 – Museo del ’900 di Mestre, https://www.m9museum.it/ (ultimo accesso: gennaio 2023).
  4. Cfr. a proposito il modello di Viola e Cassone [2017, 37-41] dedicato alle tre fasi del coinvolgimento: attrazione, interazione e – appunto – esperienza.
  5. Si veda la relazione/riflessione di Angelini [2021].
  6. Cfr. anche Colombo [2020, 58-59], con l’invito a superare la «paura ancestrale e preconcetta» della riproduzione digitale che sottrarrebbe attenzione all’originale «in carne e ossa».
  7. «La musealizzazione produce musealità che documenta la realtà, ma che non costituisce in nessun caso la realtà» [Desvallées e Mairesse 2016, 61].
  8. La querelle originale/riproduzione non dovrebbe invece porsi (o si pone in termini affatto diversi) per quegli originali che sono di fatto già «copie», come per i testi a stampa.