Christoph Cornelissen, Gabriele D'Ottavio (a cura di)
La Repubblica di Weimar: democrazia e modernità
DOI: 10.1401/9788815370228/c4
Se nel Reichstag il tentativo di fare dell’11 agosto una festa nazionale fallì, in alcuni Länder le cose andarono diversamente. Così, nel 1923 nel Baden e nel 1929 in Assia la giornata della Costituzione divenne festiva (ma qui nel 1932 la festività venne soppressa su iniziativa della NSDAP). In Prussia l’11 agosto {p. 95}fu dichiarato giorno semifestivo con un’ordinanza ufficiale: le scuole erano tenute a celebrare la Costituzione e lo stesso dovevano fare le città capoluogo (di un distretto), i comuni e le amministrazioni comunali [6]
, ma per il resto era una normale giornata di studio e di lavoro. In netta controtendenza rispetto alla Prussia, la Baviera ritenne invece di subire un’imposizione allorché il governo centrale chiese a Monaco di esporre la bandiera nera-rossa-oro e di ordinare agli impiegati di partecipare ad una modesta celebrazione. Se proprio si doveva esporre la bandiera in onore della Costituzione, questa l’opinione assolutamente prevalente, in tal caso essa doveva avere solo i colori bianco e blu [7]
. Mentre c’erano disposizioni ufficiali che definivano il quadro delle celebrazioni, la loro organizzazione dipendeva dalle diverse situazioni locali e dalla volontà dei responsabili in loco. Con il risultato, tra l’altro, che la collaborazione con le scuole, le associazioni repubblicane, i partiti e le forze della società civile così come poteva essere sollecitata poteva anche non essere richiesta. Molti sono gli esempi che stanno a dimostrare come queste celebrazioni dipendessero soprattutto dalle strutture locali, ad esempio dalla presenza di organizzazioni, partiti e giornali repubblicani e dall’atteggiamento politico-partitico di sindaci, responsabili distrettuali, capi della polizia o dirigenti scolastici [8]
. Non a caso il settimanale «Deutsche Republik» scrisse che purtroppo era vero che «la buona volontà dei ministri repubblicani nel Reich e nei Länder falliva molto semplicemente a causa della resistenza passiva della piccola burocrazia» [9]
.
{p. 96}
A differenza delle comunità locali a guida socialdemocratica o liberale, le città o i circondari in cui a prevalere erano i nazionalconservatori avevano più difficoltà ad accettare e a riconoscere il nuovo Stato repubblicano. In linea di massima non c’erano grandi differenze tra città e campagna quanto alle iniziative personali o alla loro assenza, ma per i sindaci conservatori delle grandi città era chiaramente più difficile, diversamente dai loro colleghi tedesco-nazionali nelle zone rurali o nei piccoli centri, ignorare le celebrazioni in onore della Costituzione [10]
.
Con la giornata della Costituzione si dovevano celebrare la Costituzione di Weimar e i suoi successi. Certo, nell’agosto del 1927 il politico liberale Theodor Heuss si lamentò perché a suo giudizio alla giornata della Costituzione facevano difetto il «pathos» e «un processo storico di grande effetto in grado di farsi leggenda» [11]
, ma in ogni caso questa mancanza non sembrò influire più di tanto sulle celebrazioni. Heuss, in realtà, sollevava una questione importante, che andava oltre i festeggiamenti in onore della Costituzione e aveva a che fare con il posto che la Costituzione di Weimar poteva occupare in una interpretazione della storia nazionale tedesca. A questo scopo poteva servire un rimando alla Paulskirche e al 1848, così come nei Länder liberali – per esempio il Baden – poteva tornare utile fare riferimento alla propria tradizione democratica. Forse meno evidente, ma dai politici e dalle organizzazioni repubblicani considerato funzionale alla legittimazione del nuovo «Stato del popolo», fu il ruolo delle vittime della Prima guerra mondiale. Con il ricordo dei caduti la guerra mondiale divenne una «guerra di popolo» che aveva portato ad uno «Stato del popolo» inserito tra gli antefatti democratici della repubblica. Con questo nesso tra la repubblica e la guerra fu anche possibile aggirare con eleganza o perfino {p. 97}ignorare il difficile e controverso tema della rivoluzione del 1918-1919 [12]
. Le giornate della Costituzione furono anche messe in relazione con vicende e persone della storia nazionale prive di qualsiasi addentellato con la storia della democrazia. Vennero anche introdotti riferimenti all’attualità. Così, mentre nel 1923 si pensò di celebrare il settantacinquesimo anniversario della Paulskirche con una speciale cerimonia a Francoforte sul Meno, le celebrazioni dell’agosto 1923 vennero collegate alla «battaglia» in corso per la Ruhr [13]
. Proposte miranti ad ottenere che le celebrazioni del 1924 venissero collegate con il decimo anniversario dello scoppio della guerra non vennero accolte dal presidente del Reich Friedrich Ebert, che preferì ricordare separatamente i due eventi [14]
. In occasione del centocinquantesimo anniversario della nascita, la Prussia chiese ai suoi comuni di ricordare il «padre della ginnastica» Friedrich Ludwig Jahn in concomitanza, se possibile, con le celebrazioni in onore della Costituzione – con un esplicito riferimento alle competizioni sportive, che le scuole furono ben liete di associare alle celebrazioni. Nell’agosto del 1929 la repubblica celebrò il decimo anniversario della sua fondazione. Un anno dopo (1930), la cosiddetta «liberazione della Renania» divenne un importante punto di riferimento, seguito l’anno successivo (1931) dal ricordo del riformatore prussiano barone Heinrich Friedrich Karl von Stein. Nell’agosto del 1932 le celebrazioni caddero nell’anno goethiano, ma in ogni caso a quel punto le forze disgregatrici della Repubblica di Weimar erano già in maggioranza e ormai sul punto di realizzare il loro obiettivo.{p. 98}

2. Le celebrazioni della Costituzione come feste popolari? L’estensione del cerimoniale statale

La cerimonia ufficiale in onore della Costituzione si svolgeva secondo un copione tradizionale: musica classica, discorsi, inno nazionale, uscita dal Reichstag e passaggio in rassegna di una guardia d’onore della Reichswehr da parte del presidente del Reich. I tentativi di coinvolgere come oratori personalità di spicco dell’arte, della cultura o della scienza andavano regolarmente frustrati, e così a prendere la parola erano i politici – spesso giuristi – e comunque sempre uomini, mai donne. L’incarico veniva affidato usando il metodo proporzionale, vale a dire tenendo conto del peso di ciascun gruppo politico. Per il discorso che doveva tenersi nell’agosto del 1925 il Ministero degli Interni del Reich riuscì ad imporre il professore dell’università di Bonn Hermann Platz. Gli organizzatori delle celebrazioni furono particolarmente soddisfatti della scelta dal momento che Platz era vicino al Zentrum, che negli ultimi anni era stato praticamente ignorato [15]
. Due anni prima (1923) a tenere i discorsi ufficiali erano stati il professore di diritto Gerhard Anschütz e il sindaco di Duisburg Karl Jarres, al quale venne concesso di parlare in ricordo dell’occupazione della Ruhr. Il fatto che nell’agosto del 1927 fosse stato chiamato a tenere il discorso ufficiale l’esponente della DVP Siegfried von Kardoff venne interpretato come un segno della disponibilità dei nazional-liberali ad assumersi la responsabilità di sostenere la repubblica [16]
. Naturalmente, politici e professori non erano necessariamente dei cattivi oratori. Gustav Radbruch (1928) e Carl Severing (1929), ad esempio, parlarono con efficacia ed appassionato fervore della repubblica come Stato del popolo, dei sacrifici sostenuti in suo nome e dei risultati raggiunti. Tutto sommato, comunque, la cerchia degli oratori rimase circoscritta. Benché venissero regolarmente invitati alle celebrazioni, i più noti intellettuali repubblicani – Thomas Mann, Fritz von Unruh e Gerhart Hauptmann tra gli altri – {p. 99}non vi presero mai la parola – anche se in occasione delle celebrazioni del 1922 l’oratore ufficiale avrebbe dovuto essere proprio Hauptmann, che poi però preferì rinunciare [17]
. Quanto a Thomas Mann, tenne un discorso a sostegno della repubblica nel 1922 in occasione del sessantesimo compleanno di Gerhart Hauptmann [18]
. A partire dalla metà degli anni Venti crebbe il numero di quelli che si lamentavano presso il Ministero degli Interni del Reich perché ritenevano di essere stati ingiustamente dimenticati in occasione delle celebrazioni ufficiali al Reichstag. Col passare del tempo, la celebrazione ufficiale in onore della Costituzione si trasformò in un evento al quale si voleva partecipare ad ogni costo, magari comparendo solo nelle liste degli invitati.
Bene organizzata ma un po’ troppo sobria, la cerimonia che si teneva in Parlamento venne progressivamente ampliata [19]
. Nel luglio del 1922 il ministro degli Interni Köster fece presente al presidente del Reich Ebert che era giunto il momento di accompagnare la cerimonia ufficiale con festeggiamenti in grado di coinvolgere la popolazione [20]
. In questo ambito della rappresentazione ufficiale, a svolgere un ruolo di primo piano a livello nazionale fu il Reichskunstwart (protettore dell’arte del Reich) Edwin Redslob. Aperto nel 1920 e rimasto in funzione fino al 1933, il piccolo ufficio, che rimase sempre alle dipendenze del Ministero degli Interni del Reich, venne diretto per tutta la sua durata dallo storico dell’arte Redslob. Come prevedeva il suo incarico, Redslob aveva il compito di occuparsi della rappresentazione pubblica della repubblica, e tra le sue competenze rientravano la riorganizzazione dei simboli statali e la messa a {p. 100}punto delle celebrazioni. Come ha scritto Christian Welzbacher, il Reichskunstwart voleva che la democrazia diventasse attrattiva [21]
. Tre aspetti in particolare assunsero un grande rilievo ai fini dell’allargamento su tutto il territorio nazionale delle celebrazioni in onore della Costituzione: gli eventi sportivi, i cortei e le manifestazioni ludiche di piazza. Tutti e tre questi ambiti dovevano coinvolgere vasti strati della popolazione e nello stesso tempo presentare le celebrazioni della repubblica come eventi in grado di unire il popolo (e adatti alle masse) a beneficio di tutti quelli che non potevano prendervi parte. Ogni anno, in ogni caso, foto e articoli della stampa quotidiana davano conto, spesso in modo dettagliato, delle celebrazioni che si tenevano a Berlino. Le competizioni sportive dovevano coinvolgere soprattutto i giovani e permettere alle scuole di tenerle insieme alle celebrazioni; e così in numerose scuole prima si teneva la celebrazione vera e propria e poi iniziavano le manifestazioni sportive. Nel quartiere di Prenzlauer Berg, a Berlino, diverse scuole cominciavano insieme la giornata nel campo sportivo, e se nell’agosto del 1926 gli studenti lì riuniti furono 5.000, tre anni più tardi (1929) il loro numero salì a 10.000. Gli studenti di Neukölln (Berlino) marciavano con le bandiere nere-rosse-oro fino al Volkspark Hasenheide e dopo un discorso ufficiale, due brani musicali e il canto dell’inno nazionale davano inizio alle competizioni [22]
. Non erano solo le scuole a sfruttare la possibilità di combinare insieme manifestazioni sportive e celebrazioni in onore della Costituzione: lo facevano anche i gruppi giovanili, le organizzazioni partitiche repubblicane e le autorità locali. Nel 1930 il governo di Berlino ricordò agli uffici distrettuali che la «grande eco» delle manifestazioni sportive avrebbe dovuto caratterizzare anche le celebrazioni di quell’anno [23]
.
{p. 101}
Note
[6] B. Buchner, Um nationale und republikanische Identität, p. 329. Circa i regolamenti vigenti nei diversi Länder cfr. K. Müller - A. Wagner, Republikanische Schulfeiern, I, Langensalza, Beltz, 1928, pp. 13-21.
[7] Circa i conflitti tra Berlino e la Baviera, cfr. BArchB, R 1501/116873 e 116864.
[8] M. Bloch, Die Verfassungsfeiern in Hannover 1922-32, in H.D. Schmidt (ed), Feste und Feiern in Hannover, Bielefeld, Verl. für Regionalgeschichte, 1995, pp. 211-230; J. Ossner, Die Reichsgründungs- und Verfassungsfeiern in Wetzlar und Gießen 1921 bis 1933, in «Hessisches Jahrbuch für Landes-geschichte», 49, 1999, pp. 150-177.
[9] Republik und Bürokratie, in «Deutsche Republik», 3, 14 settembre 1929, p. 50.
[10] A. Bonte, Werbung für Weimar? Öffentlichkeitsarbeit von Großstadtverwaltungen in der Weimarer Republik, Mannheim, Palatium, 1997.
[11] Citato in N. Rossol, Weltkrieg und Verfassung als Gründungserzählung der Republik, in «Aus Politik und Zeitgeschichte», 50-51, 8 dicembre 2008, pp. 13-18.
[12] Ibidem.
[13] D. Rebentisch, Friedrich Ebert und die Paulskirche. Die Weimarer Demokratie und die 75-Jahrfeier der 1848er Revolution, Heidelberg, Stiftung Reichspräsident-Friedrich-Ebert-Gedenkstätte, 1998; BArchB, R 1501/116871, pp. 732 s.
[14] Akten der Reichskanzlei. Die Kabinette Marx I und II. 30. November 1923 bis 3. Juni 1924/3. Juni 1924 bis 15. Januar 1925, a cura di G. Abramowski, Boppard, Boldt, 1973, p. 752.
[15] BArchB, R 1501/116873, p. 36.
[16] Der Tag des Volksstaates, in «Vorwärts», 193, 12 agosto 1927.
[17] BArchB, R 1501/116864, p. 8.
[18] T. Mann, Von Deutscher Republik. Gerhart Hauptmann zum 60. Geburtstag (13. Oktober 1922), in T. Mann, Von deutscher Republik. Politische Schriften und Reden in Deutschland, II, Frankfurt a.M., Fischer, 1984, pp. 118-158.
[19] Su questi aspetti delle celebrazioni in onore della Costituzione ho già pubblicato alcuni lavori che se ne occupano ampiamente. Cfr. N. Rossol, Performing the Nation in Interwar Germany; della stessa autrice, Repräsentationskultur und Verfassungsfeiern der Weimarer Republik, in D. Lehnert (ed), Demokratiekultur in Europa, Köln, Böhlau, 2011, pp. 261-280.
[20] BArchB, R 1501/116864, p. 2, 5 luglio 1922.
[21] A. Heffen, Der Reichskunstwart: Kunstpolitik in den Jahren 1920-1933, Essen, Die Blaue Eule, 1986; C. Welzbacher (ed), Der Reichskunstwart; C. Welzbacher, Edwin Redslob. Biographie eines unverbesserlichen Idealisten, Berlin, Matthes & Seitz, 2009.
[22] N. Rossol, Repräsentationskultur und Verfassungsfeiern der Weimarer Republik, pp. 277 s.
[23] Landesarchiv Berlin, A Rep. 040-08, 572, p. 445, 10 maggio 1930.