Maria Vittoria Ballestrero
Dalla tutela alla parità
DOI: 10.1401/9788815374257/c5
Neppure dal punto di vista strettamente giuridico convince la tesi della necessità di abrogare la legge di tutela per realizzare la parità (o non-discriminazione) delle donne nel lavoro. Come ho già avuto occasione di dire, l’eguaglianza e la parità di trattamento, cui le donne hanno diritto secondo la costituzione, impone, per essere realizzata, che sia ancora riservalo alle lavoratrici qualche specifico trattamento di fa
{p. 210}vore; non per diversità della «categoria donne», ma per le condizioni storiche di inferiorità (anche fisica) cui le donne sono costrette dal doppio ruolo che normalmente svolgono, dal peso dei carichi familiari che gravano quasi esclusivamente sulle loro spalle. Che la vecchia legge di tutela dovesse essere profondamente riformata era cosa ovvia ancor prima che si accendesse il dibattito sulla parità [91]
; ma dalla riforma della legge esistente all’abrogazione di ogni trattamento diseguale in nome della parità ce ne corre. E il richiamo al principio di parità non fuga il sospetto che, alla fine, si voglia far passare dallo smantellamento delle vecchie tutele, che circondavano il lavoro femminile, un ulteriore recupero dell’uso flessibile della forza lavoro.
 
Note
[91] Obbiezioni, senz’altro giuste, si muovevano alla legge del 1934, giudicata inidonea a tutelare la salute delle lavoratrici. È tuttavia necessario ricordare che le inchieste svolte, anche recentemente, sulle condizioni di lavoro delle donne, hanno messo in rilievo resistenza di aspetti particolari della patologia professionale che riguardano specificamente le lavoratrici, e che sono legati all’ambiente di lavoro nel suo complesso, ma anche a singoli fattori nocivi e, in generale, alla condizione di lavoro delle donne, «fatta di miseria, di sfruttamento, di abbrutimento, di relegazione di fatto a un ruolo subalterno e condizionato»: F. D’Ambrosio e M. A. Buscaglia, Ambiente di lavoro e condizione femminile, in «Quaderni di rassegna sindacale», 1975, n. 54/55, Donna, società, sindacato, pp. 94 seg.; v. anche C.G.I.L.-C.I.S.L.-U.I.L., federazione provinciale di Milano, Per la salute delle lavoratrici, Milano, 1975.