Alessandro Sicora, Silvia Fargion (a cura di)
Costruzioni di genitorialità su terreni incerti
DOI: 10.1401/9788815411365/c4

Capitolo quarto Comprendere la prospettiva dei genitori: ri-posizionarsi nella famiglia, tra pressioni sociali, sfide, transizioni e ricerca di nuovi equilibri
di Silvia Fargion, Diletta Mauri e Teresa Bertotti. Frutto della ricerca e della riflessione comune delle autrici, i paragrafi 1, 3 e 4 sono da attribuirsi a Silvia Fargion, il paragrafo 2 a Teresa Bertotti e il paragrafo 5 a Diletta Mauri

Notizie Autori
Silvia Fargion insegna Servizio sociale e Sociologia presso l’Università di Trento. È autrice e coautrice di numerosi testi e articoli quali Representations of Parenting and the Neo-liberal Discourse, in «Journal of Family Studies» (2023) e International Social Work Research: Transfer of Knowledge or Promotion of Dialogue beyond Borders?, in «European Social Work Research» (con T. Bertotti, 2023).
Notizie Autori
Diletta Mauri è assistente sociale e dottoranda presso l’Università di Trento. È autrice e coautrice di numerosi articoli quali «Becoming Parents as Mending the Past»: Care-experienced Parents and the Relationship with Their Birth Family, in «Children and Youth Services Review» (2023) e Connecting Social Work Research with Policy and Practice: Issues of People, Power and Politics, in «European Social Work Research» (con I. Julkunen, G. Ruch e N. Isokuortti, 2023).
Notizie Autori
Teresa Bertotti insegna Servizio sociale presso l’Università di Trento dove presiede il relativo corso di laurea. È autrice e coautrice di numerosi testi e articoli, tra cui Il servizio sociale, competenze chiave (con L. Fazzi e A. Rosignoli, Roma, 2021), Decidere nel servizio sociale (Roma, 2016) e Everyday Childrearing Practices in Relational Turmoil, in «Rassegna Italiana di Sociologia» (con S. Fargion, D. Mauri e G. Moretto, 2021).
Abstract
Il punto di partenza del capitolo è costituito da una riflessione sui recenti cambiamenti nel rapporto tra genitori e figli e nella sua funzione educativa. Le autrici si soffermano poi sullʼideologia dellʼintensive parenting, rapportandola alle pratiche di professionisti e genitori. In conclusione, con lʼaiuto della teoria psicologico-sociale del posizionamento, viene descritta lʼattuale collocazione dinamica dei genitori nella cornice dellʼidea dominante di genitorialità.

1. Introduzione

Entrare in contatto e in relazione con i genitori rappresenta un nodo cruciale nel servizio sociale rivolto a famiglie e minorenni. Abbiamo visto nel capitolo precedente l’importanza del riconoscimento a tutti i livelli per stabilire relazioni di accoglienza e alleanza. Una comprensione della prospettiva di genitori che vivono situazioni di sfida particolari rappresenta una base importante per poter creare una relazione fondata sul riconoscimento, una comunicazione efficace e per sviluppare interventi che affianchino madri e padri, comprendendo le loro difficoltà e valorizzando le loro risorse. Soprattutto nelle situazioni più complesse per l’assistente sociale è fondamentale capire il vissuto, le complessità e i punti di forza dei soggetti con cui si lavora. Questo capitolo, sulla base degli esiti della ricerca CoPInG, intende offrire elementi di conoscenze e riflessioni che possano facilitare questa componente del lavoro.
Per inquadrare la questione si prendono le mosse da una riflessione su come i servizi sociali entrano in contatto con le famiglie, quali modalità e quali questioni si presentano. Il primo paragrafo, basato fondamentalmente sulle interviste ad assistenti sociali che operano negli ambiti toccati dalla ricerca, consente di comprendere le complessità dell’incontro tra assistente sociale e persona e le barriere nello stabilire una relazione significativa, che tuttavia è ritenuta centrale nel mandato professionale dell’assistente sociale. La percezione forte da parte degli assistenti sociali è proprio che questa relazione si possa fondare sulla possibilità di ascoltare i genitori.
In questo senso l’esplorazione dei punti di vista di genitori che vivono situazioni di sfida, presentata nei paragrafi successivi, rappresenta un contributo per rispondere a una domanda percepita da chi è impegnato nelle pratiche di sostegno e affiancamento dei genitori.{p. 102}
Per comprendere le pratiche genitoriali in situazioni di vulnerabilità la chiave di lettura che si propone di utilizzare in questo capitolo è quella della teoria del posizionamento [Harré e Van Langenhove 1999]. Si tratta di un approccio elaborato nell’ambito della psicologia sociale che ha una relazione forte con l’interazionismo simbolico e l’idea che la realtà sociale si costruisca nelle interazioni quotidiane tra i vari attori. In particolare c’è un superamento dell’idea di ruoli statici, e uno sguardo a come le persone si costruiscono una qualche stabilità flessibile di posizione nelle interazioni e conversazioni quotidiane, attraverso una negoziazione tra la propria visione di sé e le rappresentazioni degli interlocutori. Il posizionamento propone l’idea di una «produzione discorsiva di una molteplicità di identità» [Davies e Harré 1990, 47] e «un insieme di attributi personali generici (…) che incide sulle possibilità di azione interpersonale, intergruppo e anche intrapersonale attraverso una certa assegnazione di diritti, doveri e obblighi». Le posizioni sono intese come l’insieme di diritti e doveri della persona in relazione ad altri, sono costituite da ciò che le persone si sentono titolate e in dovere di fare. L’approccio del posizionamento ci porta a guardare a come i soggetti, in questo caso i genitori, si collochino all’interno della loro narrazione (livello 1); come i narratori si posizionino (e si presentino come posizionati) all’interno della situazione interattiva (livello 2); e infine come i narratori costruiscano un senso di sé e del proprio ruolo rispetto a discorsi e narrazioni dominanti [Bamberg e Georgakopoulou 2008, 385]. Per quanto riguarda le narrazioni dominanti intendiamo considerare in particolare l’intensive parenting [Hays 1996]. Come già ripreso nel capitolo 2, questa ideologia crea nuove concettualizzazioni della genitorialità, e inscritte ad esse codici normativi e standard che influenzano le rappresentazioni e le pratiche di professionisti e genitori. Il tema quindi è già stato affrontato in capitoli precedenti e in questo capitolo intendiamo soprattutto mettere a fuoco gli specifici standard di genitorialità con cui professionisti e genitori si confrontano.

2. Contesti di intervento del servizio sociale: i servizi come attori chiavi nei processi di posizionamento

2.1. L’incontro tra i genitori e i servizi sociali

I servizi sono attori chiave nel processo di ridefinizione e ri-posizionamento dei genitori in quanto posti nel delicato punto di intersezione tra vite private e responsabilità pubbliche. Lo spunto del sociologo C.W. Mills [1959] a proposito della relazione tra private troubles e public issues è stato ripreso da vari autori di servizio sociale, per sviluppare la riflessione sul ruolo che gli assistenti sociali giocano nel far sì che le «tribolazioni private» diventino oggetto di interesse pubblico e solidarietà collettiva, in particolare in riferi{p. 103}mento ai sistemi di welfare [tra gli altri, Fargion, Nagy e Berger 2019; Shaw e Lorenz 2016]. Altrettanto, è noto come i sistemi di welfare posti alla base delle democrazie si fondino su principi e aspetti valoriali che rispecchiano una determinata idea di società e su come le modalità concrete adottate per definire i problemi e organizzare i sistemi di risposta «contino» [Bifulco 2015]. E ancora, su come abbiano un ruolo nel costruire un ordine sociale, definendo gli standard socialmente accettabili, i processi di regolazione e i parametri con cui si valutano comportamenti e situazioni.
Prima di presentare il punto di vista dei genitori, questo paragrafo si concentra sul mondo dei servizi e cerca di mostrare come gli operatori si posizionano rispetto al loro lavoro e ai contesti di riferimento, ai temi, alle complessità e agli attori con cui si confrontano e che entrano in campo nell’incontro con i genitori. Si tratta di un tema ampiamente trattato dalla letteratura di servizio sociale da diverse prospettive, a più riprese, considerando sia il versante della ricerca che quello delle indicazioni di metodo e di pratica, in un intreccio tra livelli micro, meso e macro.
L’approccio sistemico aiuta a evidenziare come l’incontro tra l’assistente sociale e la persona non sia solo un incontro tra due persone ma come esso incarni il punto di contatto tra due universi, due sistemi, fatti di posizioni, rappresentazioni e linguaggi differenti. Uno, quello della persona, con il proprio bagaglio di vissuti, storie, relazioni, legami sociali e bisogni e l’altro, quello dell’assistente sociale, portatore di una propria posizione professionale, parte di un’équipe e di un servizio con specifiche culture organizzative, inscritto nel più ampio sistema di welfare, a sua volta immerso nel contesto sociopolitico e culturale in cui si dibattono le questioni sociali [Campanini 2002]. Questa sottolineatura aiuta a cogliere come, nel momento dell’incontro, la mutua conoscenza che i soggetti attivano non possa che essere da un lato parziale e dall’altro dinamica, ovvero in cambiamento reciprocamente influenzato.
Anche sul piano meso, che considera gli operatori nel contesto organizzativo e come attori del sistema di welfare, si è scritto molto. Uno dei nodi centrali del dibattito riguarda proprio il lavoro di interpretazione e trasformazione delle questioni private che gli operatori fanno per inscriverle nel quadro del sistema dei servizi e renderle oggetto legittimo di intervento e la questione della discrezionalità e dell’autonomia del giudizio degli operatori [Fargion, Nagy e Berger 2019]. Quest’ultima da un lato è considerata necessaria alla peculiarità dei servizi alla persona che necessitano di erogare servizi personalizzati nel quadro di politiche generali, per cui agli operatori è richiesto di colmare il gap di implementazione tra la norma e il bisogno specifico. Dall’altro è vista come minaccia alle esigenze di imparzialità e uguaglianza di trattamento o alle esigenze di standardizzazione delle politiche [Rossi 2014]. La logica manageriale, ampiamente diffusasi nei servizi dagli anni Novanta, ha cercato di ridurre fortemente gli spazi di discrezionalità, introducendo procedure e forme di controllo, e diversi studi, non solo a li{p. 104}vello internazionale ma anche nazionale, hanno indagato come gli operatori, visti come burocrati a livello della strada, abbiano reagito a tale pressione [tra gli altri, Tousijn e Dellavalle 2017; Nothdurfter 2016]. Senza entrare nel dettaglio di una vastissima letteratura, è comune l’evidenza di una crescente tensione tra professionisti e organizzazione, sia per il forte divario tra ciò che gli operatori ritengono sia necessario in favore delle persone e ciò che è loro effettivamente consentito fare, sia per il peggioramento delle condizioni di lavoro, segnate da sovraccarico e precarietà. Le conseguenze di questa tensione sono varie: dal ritiro all’assunzione di un atteggiamento burocratico e di distacco, dal sovrainvestimento con le persone alla contrapposizione all’organizzazione, dall’adesione acritica alle richieste istituzionali al vivere l’organizzazione come antagonista, matrigna e traditrice [Garrett e Bertotti 2017; Liljegren 2012].
Sui diversi piani, a fronte delle tensioni e di verificare come le politiche sociali si distanzino sempre più dai valori fondanti del servizio sociale della giustizia sociale, la letteratura di servizio sociale ha riportato in campo la riflessione sulle pratiche politiche. Una crescita di consapevolezza critica ha permesso di rinnovare l’attenzione al rischio che attraverso il sistema di welfare si riproducano gli stessi meccanismi di oppressione sociale e disuguaglianza strutturali che si vogliono contrastare. L’assistente sociale si trova al centro di forti pressioni creando una situazione che può mettere in discussione la stessa possibilità di cogliere le prospettive dei genitori. La ricerca che esplora le voci dei soggetti in posizione di marginalità e/o in situazioni di vita complesse può dare un contributo attraverso la produzione di conoscenze che sostengano le pratiche nuove e che aprano spazi di partecipazione per le persone.

2.2. I contesti dell’incontro tra operatori e genitori nella ricerca

Guardando più concretamente ai contesti in cui i genitori incontrano gli operatori, rispetto agli ambiti della ricerca CoPInG, vediamo una gamma di servizi molto diversi, pubblici o del terzo settore, a seconda di come il sistema di welfare è organizzato per rispondere alle diverse problematiche.
Le tematiche delle famiglie omogenitoriali non appaiono frequentemente sullo scenario dei servizi: l’incontro accade prevalentemente nei casi di adozione del figlio da parte del partner, e quindi nel contesto valutativo delle équipe multidisciplinari per le adozioni e gli affidi; o più raramente, nei casi in cui l’omosessualità di uno dei due coniugi giochi una parte, per esempio nella separazione. Si tratta quindi di servizi pubblici, di area sociosanitaria, solitamente afferenti alle Aziende sanitarie locali.
Sul terreno delle migrazioni forzate troviamo un mix di servizi pubblici e del terzo settore. Questi ultimi sono incaricati di gestire i servizi di acco{p. 105}glienza ed emergenza da parte dall’ente pubblico, a seguito di gare di appalto e forme di accreditamento locale, in una forma di dipendenza e sudditanza rispetto al pubblico. Hanno il compito di rispondere ai bisogni più diversi, di tipo materiale, così come di quelli informativi-consulenziali, a supporto e accompagnamento nei processi di inserimento. Gli operatori di questi servizi hanno spesso un’occupazione precaria, e agli assistenti sociali sono attribuite molteplici funzioni, dal lavoro diretto con le persone a compiti di coordinamento.
Le problematiche dei genitori in povertà vedono l’accesso a una gamma più diversificata di servizi, sia del pubblico che del privato sociale. Da un lato, i servizi sociali comunali, da cui dipendono le principali forme di sostegno materiale, sociale e di supporto al reddito, gli interventi nelle situazioni di emarginazione, problemi abitativi e di lavoro. Dall’altro, le molte organizzazioni del terzo settore e di volontariato, spesso di stampo religioso, come la Caritas, che intervengono a integrazione del pubblico specialmente nelle situazioni di povertà estrema, con sostegni di tipo materiale e di accompagnamento.
Infine, le problematiche dei genitori in alta conflittualità separative sono prevalentemente trattate dai servizi pubblici, in particolare dai servizi per la tutela minorile e dai servizi consultoriali. Questi intervengono principalmente perché incaricati dall’autorità giudiziaria di esprimere un parere o mettere in atto interventi a tutela dei bambini, come la regolazione delle visite o altre condizioni della separazione. Più raramente intervengono in seguito alla richiesta spontanea di aiuto da parte di uno dei due genitori.

2.3. Le parole degli operatori in merito al contesto e la loro posizione

Analizzando le interviste agli operatori, si possono cogliere tre tematiche che fanno da sfondo agli incontri con i genitori: la prima riguarda la tensione tra mandati, la seconda la presenza di linee di demarcazione tra servizi e la terza le immagini reciproche e i pregiudizi.

2.3.1. L’intreccio (e la «tensione») tra mandati

Spesso gli assistenti sociali si raccontano a partire dalla descrizione del servizio, e del contesto organizzativo e istituzionale in cui operano, a volte citandone anche le leggi istitutive. L’agire professionale è quindi rappresentato come inscritto nella cornice dei ruoli, delle funzioni e dei compiti attribuiti, come parte di un sistema, in un rapporto di reciproca dipendenza. L’idea che esistano due mandati differenti (professionale e istituzionale) non è quindi immediata ma emerge solo quando il disallineamento tra ciò che l’assistente sociale ritiene sarebbe necessario e i vincoli posti dal sistema si fa troppo
{p. 106}ampio e impermeabile ai cambiamenti: è a questo punto che i due mandati vengono percepiti come differenti e in tensione.