Rinascimento perduto

La letteratura italiana sotto gli occhi dei censori (secoli XV-XVII)
Anche se gli indici romani dei libri proibiti del Cinquecento registrano un numero esiguo di autori e di opere letterarie, gli interventi sulla letteratura di svago furono molto ampi. Dalla novellistica al romanzo cavalleresco, al poema biblico, alla satira: i censori individuavano ovunque segni di anticlericalismo, lascivia e oscenità, o commistione fra sacro e profano, fra pagano e cristiano. Il libro ricostruisce i meccanismi che portarono alla distruzione di un vastissimo patrimonio culturale, alla manipolazione di opere mediante l’espurgazione, a profonde trasformazioni di generi letterari, come pure alla prassi dell’autocensura. Se lo scopo dell’azione repressiva era la moralizzazione dei fedeli, non vi è dubbio che, unita alla rimozione della Sacra Scrittura e dei libri di contenuto biblico in volgare, alla liturgia e alla recita delle preghiere in latino, essa consentì alla Chiesa di esercitare più facilmente il suo potere sulle menti e sulle coscienze, riducendo i fedeli a "minorenni perpetui".

ha insegnato Storia moderna nell’Università di Parma. Con il Mulino ha pubblicato anche "La Bibbia al rogo. La censura ecclesiastica e i volgarizzamenti della Scrittura" (nuova ed. 2015), "Proibito capire. La Chiesa e il volgare nella prima età moderna" (2005), "Cinquecento italiano. Religione, cultura e potere dal Rinascimento alla Controriforma" (2012), "Storia di Clelia Farnese" (nuova ed. 2016).

Pubblicazione online: 2019
Isbn edizione digitale: 978-88-15-35076-3
DOI: 10.978.8815/350763


Pubblicazione a stampa: 2019
Isbn edizione a stampa: 978-88-15-28020-6
Collana: Collezione di testi e di studi
Pagine: 328