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Focus: un libro sotto la lente

P. Pombeni, La ragione e la passione

September 17, 2010

Paolo Pombeni, La ragione e la passione. Le forme della politica nell'Europa contemporanea.

Per saperne di più, il libro attraverso gli abstract di ogni capitolo.

 

Introduzione

 

PARTE PRIMA: L’EVOLUZIONE DEL SISTEMA COSTITUZIONALE EUROPEO (1830-1920)
Capitolo primo
LA PRIMA «SCIENZA DELLA POLITICA» (1815-1890): DALLO STATO AI PARTITI
Il concetto di partito è frutto della modernità politica. I partiti divennero importanti nella misura in cui, attraverso gli elettori, si connotarono come un sistema di verifica e di legittimazione della politica. Il successo delle prime organizzazioni partitiche fu tale laddove esse riuscirono a imporsi come parti efficienti della costituzione o momenti di autorganizzazione della società.
Capitolo secondo
Joseph Chamberlain seppe fronteggiare le sfide politiche del suo tempo, sia sul piano interno sia in politica estera. Utilizzò il partito come strumento per porre il consenso elettorale al servizio di una politica riformatrice. Chamberlain contribuì così a creare quella che sarebbe divenuta la National Liberal Federation.
Capitolo terzo
Tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta dell’Ottocento si poté assistere al passaggio dall’«appello per la democrazia» alla «paura della democrazia»: la mancanza di una teoria della democrazia indebolì il liberalismo britannico. Il pensiero politico liberale si trovò di fronte a un bivio: considerare la manipolazione come intrinseca alle costituzioni a base rappresentativa oppure combattere contro ogni forma di manipolazione poiché contraria a libertà e autonomia personali.
Capitolo quarto
L’uscita di The Industrial Revolution di Toynbee mise in discussione il concetto, allora prevalente in Gran Bretagna, di una concezione individualistica della libertà. In Germania si costituì un sistema di partiti sociali, fortemente ideologici, caratterizzati da una grande stabilità. Il fenomeno dello sviluppo del welfare state è da interpretarsi come la contropartita offerta dallo stato a un cittadino costretto a svolgere servizi non volontari (su tutti la guerra).
Capitolo quinto
Élie Halévy elaborò un’interpretazione epocale del «modello inglese»: grazie a lui la storiografia politica abbandonò la scienza delle costituzioni e approdò a quella delle istituzioni. L’esperienza inglese venne da allora inquadrata come eccezionale e l’Europa continentale poté fare un confronto costruttivo solo a partire dalle differenze.
Capitolo sesto
Il punto di svolta in materia di partiti giunse in Italia con la diffusione del pensiero bluntschliano della «naturalità» delle divisioni in politica. Il dilemma della forma partito attanagliò sia i liberali italiani sia quelli europei: il rifiuto del partito inteso come programma ideologico avallava l’idea che i partiti fossero «gli individui nei loro vari e mobili aggruppamenti».

 

PARTE SECONDA: PASSIONI E RAGIONE. L’EVOLUZIONE DELLA FORMA PARTITO: IL CASO ITALIANO IN PROSPETTIVA EUROPEA (1870-1970)
Capitolo settimo
La «questione del partito» pone gli studiosi su campi di ricerca diversi: il dibattito pubblico è sorto a partire dal 1870 (a seguito della conquista di Roma); il trasformismo è comprensibile alla luce della base comune della classe politica liberale, che portò gli schieramenti di «destra» e «sinistra» a condividere una prospettiva che metteva il Presidente del Consiglio in una posizione centrale, a capo di una sorta di super-partito politico.
Capitolo ottavo
Numerose critiche – provenienti da ambienti e autori diversi – sono state mosse nei confronti del lavoro parlamentare, giudicato improduttivo e dispersivo. In Italia mancavano le condizioni per poter seguire la «via inglese»: non vi erano dinamiche in grado di sostenere la formazione di una leadership e di partiti politici intorno a un programma «politico» e non «ideologico».
Capitolo nono
Per esaminare la questione del partito nei regimi fascisti occorre tenere in considerazione l’esistenza del «partito» prima della conquista del potere da parte di tali regimi. La caratteristica peculiare del regime fascista, così come di quello nazista è l’«unicità» del partito, indissolubilmente legata al «consenso». I fascismi finirono per aprire ai partiti la strada per il dominio della sfera pubblica.
Capitolo decimo
Il periodo successivo al Secondo conflitto mondiale è considerato come l’epoca d’oro dei partiti in Europa. Le costituzioni del dopoguerra fecero riferimento alla «forma partito» come a un elemento di stabilizzazione. A partire dagli anni Sessanta – con il diffondersi del mezzo televisivo – fu possibile assistere a una personalizzazione della leadership politica.

 

PARTE TERZA: DIVERSE RAZIONALITÀ, DIVERSE PASSIONI? ALTRE FORME POLITICHE DI RACCOLTA DEL CONSENSO
Capitolo undicesimo
La relazione fra autorità sociale e potere politico non conosce soluzioni di continuità e solleva il problema dell’organizzazione dello spazio pubblico nelle società contemporanee. Il potere politico ha infatti bisogno di poggiare su una forma di autorità per esercitare il proprio comando.
Capitolo dodicesimo
Dopo un periodo in cui era stato considerato un fenomeno marginale, o proprio delle democrazie ancora non compiute, il populismo sembra essere tornato prepotentemente al centro della scena politica, in coincidenza con la «secolarizzazione della politica».
Capitolo tredicesimo
Il concetto di «leadership carismatica» coniato da Max Weber si è incarnato in alcune delle personalità politiche più in vista del XX secolo, fino a divenire una vera e propria ideologia della «personalizzazione del comando».
Capitolo quattordicesimo
IL PROBLEMA STORICO DELLA LEADERSHIP POLITICA
Il concetto di leadership vanta una lunga tradizione e ha subito un’evoluzione storica. Nella contemporaneità è sorta una nuova forma di leadership, quella sovranazionale, in grado di raccogliere consensi e fiducia nella pubblica opinione anche al di fuori dei confini nazionali.
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