Le ceneri di Babij Jar

L'eccidio degli ebrei di Kiev
Nella profonda e larga gola situata in prossimità di Kiev, nota come Babij Jar, fra il 29 e il 30 settembre 1941 le truppe tedesche sterminarono, a colpi d’arma da fuoco, 33.771 ebrei. Si tratta del più grave eccidio commesso durante il secondo conflitto mondiale. Durante e dopo la guerra il territorio fu modificato, ridisegnato o riconvertito con l’obiettivo di rimuovere i segni fisici del genocidio. Di fronte alla volontà di cancellazione del luogo, oggi pressoché definitiva, un ruolo centrale nel processo di trasmissione dei fatti storici, già a partire dalla fine degli anni quaranta, lo ebbero le arti. Prosa e poesia, musica, architettura e pittura hanno dato forma a una sorta di testo collettivo – sapientemente analizzato nel libro – grazie al quale l’evento ha potuto conservarsi nonostante le censure, le repressioni, le profanazioni di un regime che non intendeva accettare l’idea che nella guerra contro i popoli sovietici ci fosse stata una "guerra speciale" contro gli ebrei.

è professore ordinario di Storia contemporanea all’Università della Calabria e incaricato di Storia della shoah e dei genocidi all’Università di Bologna. Con il Mulino ha pubblicato "Il pane quotidiano. Ideologia e congiuntura nella Russia sovietica" (2001) e "L’Unione Sovietica e la shoah" (2007; trad. in francese e spagnolo).

Pubblicazione online: 2019
Isbn edizione digitale: 978-88-15-35638-3
DOI: 10.978.8815/356383


Pubblicazione a stampa: 2019
Isbn edizione a stampa: 978-88-15-28398-6
Collana: Saggi
Pagine: 368