La città divisa

Le parti e il bene comune da Dante a Guicciardini
La formazione di due schieramenti contrapposti che si affrontano con la lotta politica, con i processi (anch'essi politici), con le armi è una caratteristica strutturale dei Comuni medievali. A questa lotta faziosa che divide la città in "parti" cercano di porre rimedio, agitando l'ideale del bene comune, i grandi domenicani dell'età di Dante; tuttavia la mentalità e la cultura del tempo vivono e respirano dentro l'etica della vendetta e dello spirito fazioso. A partire da queste premesse medievali, il libro affronta l'imponente attività svolta nel XV secolo dagli ordini religiosi, e specialmente dai francescani osservanti, allo scopo di arginare la violenza endemica nella vita cittadina. Mentre novellieri e umanisti offrono un'immagine satirica o critica dell'intraprendenza dei frati, Machiavelli riprende la questione delle lotte faziose, interpretandola in modo nuovo, e Guicciardini, attentissimo alle ragioni del bene comune, emerge, nella crisi italiana culminata nel Sacco di Roma del 1527, come l'interprete critico delle mistificazioni, capace di lucide analisi razionali, ispirate a un alto senso della dignità e dell'onore.

insegna Storia della lingua italiana nell'Università di Venezia. Con il Mulino ha pubblicato "Boccaccio. L'invenzione della letteratura mezzana" (1990) e "L'italiano letterario nella storia" (2002); ha inoltre diretto una "Storia della lingua italiana" in dieci volumi e, nella collana "Itinerari", una serie in cinque volumi sulla lingua italiana.

Pubblicazione online: 2010
Isbn edizione digitale: 978-88-15-14471-3
DOI: 10.978.8815/144713


Pubblicazione a stampa: 2003
Isbn edizione a stampa: 978-88-15-09374-5
Collana: Collezione di testi e di studi
Pagine: 640